


di Andrea Arena
VITERBO – ''Ribadisco il no alle dimissioni. Non mi dimetterò, sono seduto sulla mia seggiola e vado avantii’’. Dopo il consiglio comunale andato deserto a causa delle assenze fisiche (quelle dei sette ribelli del Pd e di Filippo Rossi, che in aula non c’erano davvero) e delle assenze tattiche (la minoranza, che al momento del primo e del secondo appello ha scavalcato il cordone e non ha risposto alla chiamata nonostante negli ultimi giorni avesse fatto il diavolo a quattro per chiedere la convocazione), tocca al sindaco Michelini parlare. E all’assessore Alvaro Ricci.
Quest’ultimo – e la sua attività amministrativa – è quella messa più seriamente a repentaglio dalla mancata nomina del nuovo collegio dei revisori dei conti. ''Abbiamo 7.2 milioni di euro per le opere pubbliche, già progettate e approvate e soltanto da cantierare che, senza i nuovi revisori, non possono partire. Dagli adeguamenti per la messa in sicurezza delle scuole, alle strade, al teatro dell’Unione. Si aspettava soltanto la ratifica della variazione di bilancio, ma ora si rischia di perdere tutto – dice un Ricci abbattuto, deluso, sfiduciato – Di questo ne siano consapevoli i consiglieri di maggioranza che oggi non c’erano e quelli di minoranza. Così fanno un danno serissimo non a questa amministrazione, ma a tutta la città e ai cittadini’’. Una frecciata diretta va anche al centrodestra, e chi conosce Ricci – e il suo stile comunque corretto, british – sa quanto debba costargli: ''Quando guidavo il Pd, ed eravamo all’opposizione, tenemmo il numero legale al centrodestra per consentire l’approvazione dei progetti Plus. Oggi da Giulio Marini mi aspettavo qualcosa del genere, e invece no’’.
Poi tocca al sindaco prendere la parola. Siamo in una Sala Rossa strapiena. Ci sono gli assessori (vicesindaco Ciambella in testa). Ci sono i giornalisti, ci sono tantissimi consiglieri di maggioranza: Simoni è seduto alla scrivania del primo cittadino. Michelini scandisce: ''Il bene comune dovrebbe prevaricare gli interessi della politica, e mi rivolgo all’opposizione, anche se sono benissimo che il problema è nostro, la crisi è nostra. A proposito di crisi – dice Michelini – Sia chiaro che non intendo retrocedere rispetto al mandato che mi hanno affidato i cittadini. E che ancora a dicembre, a leggere Il Sole 24 ore, approvavano il mio operato. Ho una responsabilità e la porterò fino alla fine. Non esiste il giochino delle dimissioni date e poi ritirare. Se mi dimetto, lo decido io quando e di certo non torno indietro’’.
Bene. La linea è questa, e nessuno potrà tacciare Michelini di incoerenza, almeno. Ma la situazione resta critica, la fine sembra vicina, e neanche lo stesso sindaco può farci nulla: ''Siamo cercando di affrontare il quadro. Confidiamo molto nell’incontro di domani con i vertici nazionali del Pd, perché il problema è del Partito democratico, sia chiaro, anche se stiamo parlando del maggiore partito della maggioranza che mi sostiene. Ma io non sono un politico, sono qui per amministrare, delle beghe politiche non mi interessa’’. I sette ribelli, però, potrebbero andare dal notaio da un momento all’altro: ‘’Notaio, dimissioni, sfiducia: ne ho sentite di tutti i colori – dice il primo cittadino – Chi ha poco coraggio vada dal notaio, chi ne ha di più venga in consiglio comunale, piuttosto, che la sede deputata per affrontare e discutere le cose. Bisogna essere onesti, sentire l’onere della carica istituzionale prima, e solo in secondo luogo di quella politica. Da parte mia, ho fatto tutti i passi indietro del caso, sono venuti a mancare i motivi del contendere, dai revisori dei conti ai Moderati e Riformisti, dalla presidenza dei quali sono pronto a dimettermi. Lo ha ribadito anche venerdì scorso al capogruppo del Pd, più di così non possono fare. Ora tocca allo stesso partito far rinascere quel germe dello stare insieme per fare le cose, e mi auguro che prevalga questo spirito’’.
Nessun’altra via va considerata, a partire dall’azzeramento della giunta (‘’Da dicembre abbiamo licenziato 64 delibere, perché dovrei azzerare una squadra che funziona? Se proprio devo, ci deve essere una soluzione già pronta, non si può azzerare e basta e poi discutere’’) come ultimo atto di apertura. A questo punto i sette potrebbero davvero prenotare il notaio. Sempre che non l’abbiano già fatto.
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