ANNO 16 n° 256
C’ERA UNA VOLTA
La poesia settimanale della rubrica di Alessandro Soli - C'era una Volta a Civita

C’era una volta…. potrà sembrare banale, ma nella nostra vita, nella quotidianità che ci accompagna da sempre, il “C’era una volta” segnava l’inizio dei nostri sogni di bambini, affamati di tutto, dalla fiaba che ci faceva scivolare dolcemente nelle braccia di Morfeo, ai racconti degli adulti che ci facevano sentire ormai grandi. Allora anch’io, cari amici (naturalmente quelli più grandi), proverò a narrare qualcosa.

C’era una volta un paesino molto ma molto antico, situato in una pianura, solcato da gole profonde e lussureggianti, dove gli abitanti da sempre impastavano la terra per forgiare vasi e piatti come avevano visto fare dai loro antenati. Cosa mettevano nei piatti? Ovviamente le carni delle loro mandrie, dei loro ovili, le verdure dei loro orti, perché l’acqua non mancava in questo paese, grazie ai torrenti che frusciavano tra le sue gole e soprattutto alla vicinanza di un grande fiume.

Cosa bevevano oltre l’acqua che era fresca e limpida? Il vino, quando le vigne erano tante e producevano abbastanza per i fabbisogni domestici e per inebriare il corpo e lo spirito di chi amava trascorrere, dopo una giornata di duro lavoro, qualche ora in quel luogo che i Romani chiamavano “Hostaria” e che col tempo, perduta la H aveva trovato le bocce e i mazzi di carte. Prima dicevo che in questo paese c’erano i “fabbisogni domestici” proviamo a scomporre la parola “Fab-bisogni” ed ecco quasi per magia che questo piccolo paese sente il “bisogno” di fare i “bisogni”, ma dove e soprattutto come?

Allora con la stessa terra impastata per piatti e anfore, facciamo un vaso comodo, ed appoggiamoci fiduciosi, dove lo mettiamo? Mettiamolo in una stanza a parte, facciamo “Il bagno”. Che bello, non andare più in quel luogo chiamato in dialetto “Loco commido” (foro sporco e nauseabondo), che bello non far più il bagno e lavarsi nella “bagnarola-‘a conga”.

In questo paese in pochi anni siamo passati dalla preistoria fatta di strade sterrate, poi selciate, a vere e proprie vie panoramiche dal manto stradale liscio e uniforme. Siamo passati dai negozietti piccoli con la merce ammucchiata, penalizzati dal poco spazio a disposizione, ai grandi magazzini ed esercizi commerciali dove la merce “ce sguazza” come si dice qui.

Se continuo su questo tono amici corro il rischio di non dare un lieto fine a questa bella favola e soprattutto toglierei a chi questo paese non lo conosce, la voglia di visitarlo. Allora rientro nei canoni della letteratura per bambini e concludo dicendo che gli abitanti vissero…felici e contenti, ammirando una splendida cattedrale, un vecchio castello e camminando tra sentieri erbosi e ruscelli limpidi. Mah… che paese sarà? Chissà chi lo sa!

(Rubrica 'C'era una Volta a Civita' - Poesia scritta da Alessandro Soli)



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