ANNO 16 n° 156
“Lavagna, gesso e cancellino”. Il nostro computer
C’era una volta a Civita, rubrica a cura di Alessandro Soli
20/10/2023 - 02:01

di Alessandro Soli

CIVITA CASTELLANA - La scuola di una volta, immagini sbiadite dal tempo che conservano la brillantezza dei ricordi.

 

“Lavagna, gesso, cancellino”. Il nostro computer

Al mattino quando entravamo in classe, faceva bella mostra di sé a lato della austera cattedra di legno, ben visibile dalle due file di banchi biposto (anch’essi in legno), martoriati da anni e anni di incisioni di cuori, frecce, ed iniziali: la mitica LAVAGNA. Sostenuta dalle due assi laterali, resa basculante dal perno che permetteva una più facile scrittura, ci accoglieva generalmente con qualcosa che il docente aveva già vergato. Quelle parole, lettere o numeri, impresse col gesso bianco, sul nero della pietra (proveniente dal paese ligure di cui ancora porta il nome), colpivano i nostri occhi, ma soprattutto la nostra mente, perché erano l’argomento della lezione giornaliera. Parafrasando il titolo del mio articolo, essa rappresentava lo schermo dell’odierno computer, tablet, o quant’altro.

Elemento indispensabile per renderla “operativa” era il GESSO: barretta a forma di parallelepipedo (rimasta tale negli anni), che permetteva ai vari docenti, dal maestro delle elementari che scriveva le lettere dell’alfabeto, così belle e arrotondate nel tentativo di insegnarci la “calligrafia”, al professore di matematica con le sue espressioni algebriche e formule varie, scritte in modo veloce quasi incomprensibili, ma dal risultato finale sempre scontato. Oggi è sostituito dalle nostre dita che pigiano sulla tastiera, le nostre orecchie percepiscono il “monotono” ticchettio dei tasti, così diverso dal “gracchiante” e “rabbrividente” rumore causato dalla frantumazione del caro bianco GESSO. A tal proposito, una volta terminato di scrivere alla lavagna, i “mozziconi” e i “pezzi frantumati”, venivano adagiati nel cassettino di legno posto alla base della stessa.

Il terzo elemento, non meno importante dei primi due, perché… “multifunzionale”, è IL CANCELLINO. Generalmente era fatto adoperando stoffa di panno più o meno morbida “acciambellata” (rubo un termine all’arte culinaria per far comprendere ai più giovani la sua forma) e cucita sull’ultimo “giro”. La sua funzione primaria era quella di “nettàre” la “memoria della lavagna”, l’odierno “Delete” del computer. Pensando a questo, il progresso oggi ci consente di conservare per sempre quello che il nostro “cancellino” ha appunto cancellato dall’amata “lastra nera”, ma, per fortuna, non azzererà i nostri ricordi. L’altra funzione del cancellino, che riguarda soprattutto gli anni delle elementari, era il suo lancio verso i compagni di classe, che avveniva durante il cambio-ora. Lo sganciavamo dal filo che lo ancorava al lato della lavagna poi, “a mo’ di sassata”, verso il bersaglio. Capirai, impregnato di polvere di gesso com’era, l’effetto nuvola bianca sui grembiuli neri, creava una nebbia che in Val Padana se la sognavano. Gli insegnanti di allora, capivano benissimo la situazione, ma dovendo preservare la loro posizione e “forgiare” la nostra educazione ed insegnamento: - “Tu, vai dietro la lavagna”.

Mentre scrivo queste cose, provo una gioia incontenibile, perché penso che la mia generazione deve e può sentirsi fortunata per aver constatato che: Lavagna, gesso, e cancellino, ci hanno traghettato verso la tecnologia e il Computer.

 





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