ANNO 16 n° 76
“Come non parlarne? Il terremoto”
C’era una volta a Civita, rubrica poetica a cura di Alessandro Soli
01/09/2023 - 11:48

di Alessandro Soli

CIVITA CASTELLANA - Momenti di panico, momenti tremendi, quando non sai che fare, non sai cosa pensare e senti tremare tutto intorno a te.

Come non parlarne?

Tanto è stato scritto, se n’è parlato tanto, i media e la TV hanno trasmesso in diretta H24, quello che è successo ad Amatrice e dintorni, pertanto le mie parole potrebbero sembrare poca cosa nel contesto generale. Ma ho creduto opportuno trasmettervi le sensazioni che anche stavolta ho ri…provato nel ri…vivere, per fortuna, ed ancora una volta, da lontano, un terremoto.

Tanti ne abbiamo sentiti qui a Civita Castellana, ma la natura del nostro territorio, con le sue forre profonde e parallele, atte a “spezzare” le onde sismiche, ha preservato la nostra cittadina, così ricca di storia e monumenti, dalla catastrofe geologica che solo un terremoto riesce a provocare. I miei ricordi, come sicuramente i vostri, vanno al sisma che distrusse Tuscania la sera del 6 Febbraio 1971. Era una serata particolare, in pieno carnevale e a Civita come si sa, si ballava nei veglioni, tant’è vero che quella volta la sensazione del “tremolio” sotto i piedi, non la percepimmo perché il frastuono, la domenica sera confusione e i suoni dell’orchestra coprirono la paura. Solo il giorno dopo, ci rendemmo conto che Tuscania era un cumulo di macerie.

La paura invece mi attanagliò il 19 Settembre 1979, sempre di sera, quando con mia moglie e i miei due bambini, unitamente agli altri inquilini del palazzo dove abitavo, scendemmo in strada e poi in macchina di corsa verso la campagna. Era il terremoto della Valnerina, anch’esso geograficamente a noi vicino, ricordo che dormimmo (!!!) in auto nell’area dove gli Scarpetta avevano un distributore di carburante. Un’immagine, come un flash di quella sera: il mio coinquilino scese le scale con in mano la gabbietta del canarino che considerava un bene “prezioso”, che non subordinava all’affetto per i propri cari. Infine il terremoto che voglio ricordare e che ha lasciato una traccia indelebile nella mia vita, fu quello dell’Irpinia 23 Novembre 1980, forse tra i più catastrofici, e grazie a Dio più lontano da noi in linea d’aria. Anch’esso di sera, e che mi diede lo spunto “a caldo”, di fermare le mie sensazioni nella poesia:

 

Er teremoto

‘Na domenica sera, verzo le sette e mezza,

mentre sto a guardà la Juve in televisione,

arzo l’occhi ar soffitto

er lampadaro, fa ‘na lunga oscillazione!

Guardo mi moije e li fiji che giocheno per tera,

sto zitto pe’ paura, ma è peggio de la guera!

S’è accorta puro lei, ma nun me dice gnente

ci’ha paura, je lo leggo ne la mente.

Ci’ho fame, meno male!

Ce s’arimpone tutto cor telegiornale.

A move er lampadaro, nun era un fantasma ignoto,

a Mariarì c’è stato er teremoto!





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