

di Alessandro Soli
CIVITA CASTELLANA - Riflessione appropriata e constatata, riguardo una situazione di vita che si ripete da sempre.

“NEMO POETA IN PATRIA”
Avete letto bene, la frase originale è “Nemo profeta in patria”, il cui significato sarebbe in parole povere “nessuno è considerato a casa sua”, io ho volutamente cambiato il soggetto in poeta, perché, modestamente mi ritengo tale, comunque profeta o poeta, la sostanza rimane tale. Per me non è un rammarico, perché è stato e sarà sempre così, i Latini non si sbagliavano, e la storia ha dato ragione a tale affermazione.
Basti pensare a Dante sommo ed ineguagliabile poeta, bistrattato e addirittura perseguitato ed esiliato dalla sua Firenze, o al più recente Vincenzo Cardarelli, che dovette emigrare dall’antica Corneto, oggi Tarquinia, per far valere la sua arte. Però è strano, perché, una volta che l’artista, riesce ad emergere, fuori dal suolo “natio”, ecco che tutti coloro che non lo hanno “considerato” prima, fanno a gara nel rivendicarne l’antica amicizia, l’affetto e la stima profonda, insomma quasi quasi vorrebbero arrogarsi il diritto del successo del loro concittadino.
Nello stesso tempo però il nostro artista, sia esso poeta o pittore o semplicemente uomo di successo in qualsiasi campo, non dimentica la sua terra, anzi si sente fiero delle sue origini e cerca di trasmettere a quelli che lo stanno “considerando”, quelli che gli stanno decretando quel successo negato in “patria”, l’affetto che nutre per essa. Forse queste mie parole potranno sembrare un po’ sibilline, e permeate da un sottile vena polemica, ma, credetemi, esse nascono da una profonda riflessione e consapevolezza, nascono dalla conoscenza di chi mi circonda, nascono soprattutto dall’attaccamento alla mia terra e alle mie origini.
Sono comunque convinto che il tempo sarà, come lo è sempre stato, giudice giusto e imparziale. Certo le città e i paesi, anche i più piccoli, sono pieni di vie e piazze le cui targhe marmoree celebrano la memoria dell’illustre concittadino scomparso: Fulgido esempio…, Onore e vanto, o più semplicemente: poeta, scrittore, pittore ecc.
Sono immagini di “facciata”, è la forma più semplice, ma riduttiva, di “considerare” l’arte e la persona. Mi vengono in mente a tal proposito i versi sarcastici ma veri del grande Titta Marini, (poeta dialettale di Tarquinia amico del Cardarelli): trattano il genio come un porco, perché je fanno festa dopo morto. E’ proprio così, e se personalmente non mi ritengo “un genio”, quindi nemmeno “un porco”, spero solo di continuare a scrivere senza aspirare ad intitolazioni di vie o piazze, e nemmeno penso di cambiare l’antico detto che ha ispirato questo mio articolo.
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