ANNO 16 n° 256
“A Carnevale… si balla coi ricordi“
C’era una volta a Civita, rubrica a cura di Alessandro Soli

di Alessandro Soli

 

CIVITA CASTELLANA - Carnevale, tempo di veglioni e di balli, Carnevale tempo di sfilate e di balli, ad ognuno il suo Carnevale.

 

 

Ballando coi ricordi

(COME ERAVAMO)

 

Non sono mai stato un gran ballerino, o meglio, non ho mai trasmesso ai miei piedi la mia passione per la musica, eppure quando vedo qualcuno che balla e balla bene, provo quasi invidia, e rimpiango di non avere mai imparato a farlo. E’ tempo di carnevale, tempo di feste mascherate, di follie collettive, di veglioni, di coriandoli; tutti dobbiamo divertirci, ci sentiamo quasi obbligati a questi insoliti comportamenti, figli di una tradizione antichissima ben radicata nella nostra mente.

 

“Semel in anno licet insanire”, così dicevano gli antichi romani nel periodo dedicato al massimo divertimento, che in parole povere significa “armeno ‘na vorta all’anno, fatece diventà matti de gioia”. E allora fatemi ballare coi miei ricordi, che poi sono i ricordi di tutti i miei coetanei, di noi giovani degli anni ’60. Carnevale, che bello mascherarsi e tuffarsi nella mischia, sui carri allegorici, o dietro, tra le maschere libere, insieme agli amici, cercando lei che durante la settimana non avevi potuto avvicinare per prendere accordi.

 

Comunque sapevi che l’avresti incontrata durante il veglione ufficiale, quando accompagnata dai genitori, col suo vestitino elegante, un po’ impacciata, ma felice, avrebbe partecipato all’elezione di Miss Carnevale. Che ambiente diverso, una grande sala (a Civita Castellana avevamo la Sala Cicuti) lo spazio centrale libero, appunto per ballare, un piccolo palco dove l’orchestrina “nostrana” suonava, poi, lungo le pareti i tavoli e tutti seduti. Lei, con i genitori a fianco, non aspettava altro che tu la invitassi a ballare, allora prendevi coraggio, trattenevi il respiro, ti aggiustavi il nodo della cravatta e come se non la conoscessi, chiedevi se voleva ballare.

Furbescamente aspettavi che l’orchestrina attaccasse un ritmo lento, così avresti potuto tenerla tra le braccia, ma non stringerla, perché gli sguardi burberi dei suoi erano pronti a fulminare entrambi.

 

Poi man mano che la serata andava avanti, arrivavano gli immancabili “trenini”, quando tutti attaccati si andava “a rimorchio” e tu naturalmente eri agganciato al “tuo vagoncino”. Il pavimento della sala era sommerso di coriandoli, le strisce filanti che scendevano dal soffitto ostacolavano le tue parole da innamorato, i cotillons rendevano tutti così buffi, che ti ritrovavi improvvisamente in quel clima carnevalesco, che avevi dimenticato mentre parlavi con lei fissandola negli occhi. Poi la sosta “rancio”, quando al buffet tutti si fiondavano su bignè, diplomatici, frappe e scroccafusi e quando c’erano, perché no, sui “frittelloni”, orgoglio culinario della nostra Civita Castellana.

 

Era difficile rimanere solo con lei, marcatissima dai due arcigni difensori, cercavi di agire in contropiede, la tua azione si coronava davanti ai bagni, dove chilometriche file ti permettevano di parlarle finalmente in pace, mentre aspettavi il tuo turno. Cercavi di convincerla a partecipare alla festicciola che stavi organizzando con gli amici per martedì grasso, magari a casa tua, con il permesso e la presenza dei genitori. Allora sarebbe stato diverso, sul piatto del giradischi, solo pezzi lenti (altro che carnevale), corpi stretti e qualche bacio, rimanendo rigorosamente fermi sulla propria “mattonella”. Ma ecco, la giuria sta per assegnare la fascia di miss Carnevale, tutti si avvicinano al palco, l’orchestra accenna uno stacchetto e il presidente proclama la vincitrice. Sei felice, perché non è lei ad aver vinto, ma tu, anzi avete vinto tutti e due, perché avete vissuto un carnevale d’altri tempi, un carnevale che oggi può sembrare un po’ stupido, ma che ha significato tanto nell’evoluzione dei costumi contemporanei e nelle abitudini odierne, un carnevale che si può rivivere solo “Ballando coi ricordi”.

 



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