ANNO 16 n° 256
“La voglia, la gioia, il piacere, il dovere… di ricordare“
C’era una volta a Civita, rubrica a cura di Alessandro Soli
06/10/2023 - 12:33

di Alessandro Soli

CIVITA CASTELLANA - Ecco perché lo faccio.

 

LA VOGLIA, LA GIOIA, IL PIACERE, IL DOVERE… DI RICORDARE

Ormai sono anni che scrivo e mi soffermo su fatti e ricordi della mia gioventù “civitonica”, con lo scopo di mantenerli vivi.

Allora perché continuare? Perché scavare ancora in quella inesauribile miniera che sono i ricordi, le sensazioni della mia generazione, per trasmetterli, come ho sempre sperato, ai giovani di oggi?

Ecco la voglia, quella che mi prende quando decido di smettere, quando voglio cambiare i miei scritti, parlare d’altro. Poi, magari, incontro per strada amici, coetanei che esternano la soddisfazione provata nel leggermi, che mi danno la spinta a farlo ancora, anzi, mi suggeriscono situazioni da me dimenticate o ignorate. Così la ritrovata voglia, diventa gioia, la gioia che si prova parlando con chi ti capisce, con chi gareggia con te nel riconoscere i volti di un’antica foto, ritrovata nel fondo di un cassetto e portata in redazione da qualcuno che quei nomi non li sa, ma vorrebbe saperli.

La gioia di incrociare un vecchio amico che non vedi da più di vent’anni, quella gioia che diventa commozione, quando rievochi una particolare situazione che ti ha visto protagonista con lui, tanti tanti anni fa.

Dalla gioia al piacere il passo è breve, è un passo importante, perchè ti permette, supportato dagli altri sensi, quali l’odorato, il gusto e il tatto di dare un senso alla tua esistenza. “O’ profumo de’ cciammelle, che scappava dai forni a Pasqua e a San Marciano”, “’a domenica fatta de spinte pe’ entrà ar Cinema Flaminio” (versi tratti dalla mia poesia “Civita mia”). Ed ancora, “ io vòjo ballà co’ quella, perché te fa strigne”, quando si ballava nelle case, porta aperta, luce accesa, sotto la rigida presenza dei genitori. Altri tempi, che ci facevano passare per una generazione di stupidi, quando stupidi non eravamo, e non siamo.

Infine il dovere, quello che avevamo verso i genitori e verso la società, quella società postbellica che si avviava, dopo la ricostruzione, attraverso il cosiddetto “boom economico”, a cambiare i nostri usi e costumi. Chi studiava, capiva i sacrifici che la famiglia faceva per garantirti istruzione e futuro, chi lavorava, (a volte non per sua scelta) si impegnava da subito ad aiutare economicamente “a portà avanti ‘a baracca” e perché no, “ a fàsse casa e sposàsse”. Potrei andare avanti ancora per mille pagine, ma come sempre, preferisco centellinare questi miei scritti, per darVi modo cari amici si soppesare e riflettere su quanto sopra. Sono certo, comunque, che mi lascerete la voglia, la gioia, il piacere, il dovere…, di ricordare.





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