

di Alessandro Soli
CIVITA CASTELLANA - C’era una volta a Civita “O ceramista“. Mi spiego: anche oggi chi lavora negli stabilimenti ceramici ha la qualifica di ceramista, ma il mio ricordo va ai pionieri che col duro lavoro, completamente manuale, hanno portato il marchio civitonico, nell’elite mondiale del settore ceramico, combattendo disagi e malattie come la silicosi, che purtroppo, mina in modo inattaccabile i polmoni dei ceramisti “anziani”, quelli “non robotizzati”.
A tal proposito voglio proporvi cari lettori, due mie poesie, che sicuramente gli addetti al settore apprezzeranno: “Cesso d’autore” e “Come farò”.

“Cesso d’autore”
Forni e fascine,
càsole e paglia,
quante mattine,
porcellana o terraglia!
Bagnato o spruzzato,
stampato o colato,
quanto calore, quanto sudore,
immenso amore, cesso d’autore!
Respiro affannoso, polmoni strozzati,
anni passati, mai più ritornati.
Polvere e fumo che annebbia la vista,
questa è la vita del ceramista.
Sempre fedele, mai traditore,
innamorato pazzo del “cesso d’autore”.
“Come farò”
Come farò a scordammite paese mio,
te che ce fai campà co’ piatti e cessi,
me dovrebbe pijà un corpo dico io
se ‘ncominciassi a litigà co’ essi.
A creta, co’ a porvere e o cottimo
Ci’anno dato i sòrdi, semo diventati famosi,
ma pensamice bene, fermamice un attimo,
ci’anno lasciato pure ‘a silicosi.
In cinquant’anni, doppo tante crisi
Civita è rimata sempre a galla,
stavorta, che rivedo brutti visi,
nun ce ‘mpaurimo pe’ ‘a minaccia gialla.
Noi civitonichi semo fatti così,
sempre pronti a magnà e beve, e a diverticce,
nun ce pensamo si dovemo morì,
intando ‘nfilamo ste sargicce.
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