ANNO 9 n° 260
''Quello fa i dispetti e noi lo abbiamo smontato...speriamo muore''
Anche l'aggressione del maggio scorso a G.B. porterebbe la firma del sodalizio mafioso, Trovato nelle intercettazioni: ''Ora magari imparerà il rispetto''
03/02/2019 - 07:26

VITERBO – Ci sarebbe la mano del sodalizio mafioso viterbese anche dietro quella che, in un primo momento, gli inquirenti avevano classificato come una brutale, ma episodica aggressione del branco ai danni di un povero malcapitato.

Era il 12 maggio scorso, quando nella notte tra venerdì e sabato, in pieno centro città, in via del Corso Italia, un giovane venne rincorso, accerchiato e picchiato da cinque ragazzi: urla, schiamazzi, vetri di bottiglia infranti in terra che avevano richiamato l’attenzione dei passanti e degli abitanti del quartiere.

Ma a distanza di poco più di otto mesi, ogni frammentaria ricostruzione di quegli istanti viene a cadere. Nessun regolamento di conti per debiti di droga. Nessun affronto da vendicare. Quel branco, che intorno all’una e quarantacinque di notte accerchiò G.B., massacrandolo di botte, porterebbe la firma del clan di Giuseppe Trovato, il 44enne a capo del sodalizio criminale smantellato all’alba del 25 gennaio scorso dai Carabinieri di Viterbo su ordinanza della Direzione Distrettuale Antimafia romana.

Secondo quanto riportato dagli inquirenti, che hanno ricollegato l’episodio alla lunga serie di intimidazioni e violenze messe in atto dal sodalizio, quella notte ''gli associati riuniti tra loro, eseguirono una violentissima spedizione punitiva''.

Alla base di quella bestiale aggressione di cui ora devono rispondere Trovato, Ismail Rebeshi – suo braccio destro – Gabriele Laezza, Spartak Patozi e Sekel Dervishi, ci sarebbe il danneggiamento compiuto da G.B., della vetrina di un bar in una zona controllata dall’associazione ''facendo così allertare, in quella zona, le forze dell’Ordine''. Ma non solo, il giovane avrebbe anche danneggiato il tergicristallo della vettura del Dervishi, scatenando l’ira della banda, che dopo il pestaggio si sarebbe vantata delle proprie gesta. ''Hai visto? I pugni sulla faccia, nel culo, sul viso l’ho picchiato…così finalmente se ne va in ospedale...era una vita che lo stavo aspettando''. E l’uomo, in pronto soccorso, ci sarebbe anche andato. Firmando, però, dopo pochi minuti e allontanandosi dal Belcolle, per paura di dover sporgere denuncia e dover fare nomi.

''Comunque il naso era tutto frantumato, gli occhi, le costole…proprio a calci sulla pancia…l’abbiamo rotto tutto speriamo che muore''. Avrebbero proseguito i cinque, intercettati all’interno dell’auto di Trovato nel tragitto per arrivare al night gestito dal 36enne albanese.

''Ora finalmente magari imparerà il rispetto…perché qua ci siamo noi…e ancora non l’ha capito''.

I tredici arrestati devono rispondere, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, finalizzata al controllo delle principali attività commerciali del territorio. Undici si trovano, ora reclusi nei carceri di Viterbo e Civitavecchia, mentre due di loro agli arresti domiciliari.





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