

VITERBO - Mafia viterbese, a poche ore dalla sentenza del gup romano Emanuela Attura, si dicono già pronti a ricorrere in Appello i legali dei due boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, condannati rispettivamente a 13 anni e 4 mesi e 12 anni di reclusione.
Ai vertici di un'organizzazione criminale di stampo mafioso che per mesi, tra il 2017 e il 2019 terrorizzò la città di Viterbo, avrebbero messo a segno oltre 50 attentati, tra intimidazioni, minacce e incendi. E per il Comune di Viterbo, nome di spicco tra le 19 parti civile costituite, è arrivata una provvisionale di 30mila euro: un'anticipazione del risarcimento del danno che, come per tutte le altre vittime, verrà quantificato e liquidato in sede civile.
''Siamo molto soddisfatti della sentenza - spiega l'avvocato Marco Russo, legale di Palazzo dei Priori - il giudice ha confermato l'impianto accusatorio della procura e ha riconosciuto il vincolo mafioso. Un fenomeno inquietante, che per la prima volta ha esposto Viterbo alle azioni di un gruppo criminale, destando allarme sociale in città''
Per l'intera banda di Trovato e Rebeshi è arrivata la condanna: oltre ai due boss, è stata riconosciuta l'appartenenza ad un sodalizio mafioso a Sokol Dervishi (condannato 6 anni), Spartak Patozi (condannato 8 anni e 8 mesi, 8mila euro di multa), Shkelzen Patozi (condannato a 8 anni, 4mila euro di multa), Gazmir Gurguri (7 anni e 4 mesi), Gabriele Laezza (8 anni, 6mila euro di multa), Fouzia Oufir (5 anni e 4 mesi, 6mila euro di multa) e Luigi Forieri (8 anni e 4 mesi). Solamente per la commessa 32enne Martina Guadagno il 416 bis è venuto meno: per lei infatti la più bassa delle pene, 2 anni e 4 mesi.
Per leggere le motivazioni delle condanne, tutte ridimensionate e più basse rispetto alle richieste dei pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci, bisognerà attendere 90 giorni. Ma le difese dei due boss sarebbero già pronti ad impugnare la sentenza.
''Faremo appello - spiega Giuseppe Di Renzo, avvocato di Giuseppe Trovato - il riconoscimento dell'associazione di stampo mafioso è completamente erroneo''. Della stessa idea, il legale Roberto Afeltra: ''Ora aspettiamo la lettura della motivazione, per capire in che modo il giudice abbia riconosciuto la sussistenza dell'associazione mafiosa, poi ricorreremo in appello'' .
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