ANNO 9 n° 260
Mafia, depositate le istanze di Riesame
Gli arrestati sperano nella revoca delle custodie, mentre emergono altre inquietanti intercettazioni: ''Noi siamo appoggiati dai boss della 'ndrangheta''
02/02/2019 - 03:02

VITERBO – (b.b.) Mafia nel viterbese, depositate a Roma le istanze di Riesame. I difensori dei tredici arrestati all’alba dello scorso 25 gennaio, perché accusati di far parte di un’associazione di stampo mafioso attiva da anni nella Tuscia, hanno deciso di tentare la strada del tribunale delle Libertà per far ottenere ai propri assistiti la revoca degli arresti o un loro alleggerimento. Che nel caso degli undici reclusi nel carcere di Viterbo e Civitavecchia si potrebbe trattare di una trasformazione in arresti domiciliari, mentre per Manuel Pecci ed Emanuele Erasmi, già ristretti ai domiciliari, in libertà.

In manette da quasi dieci giorni, l’intera banda capeggiata secondo gli inquirenti da Giuseppe Trovato, detto ''Peppino'' e Ismail Rebeshi, avrebbe agito nel territorio viterbese attraverso intimidazioni, violenze e minacce per raggiungere il controllo di gran parte delle attività commerciali e del territorio. Ma non solo. Nelle grinfie della banda anche carabinieri, liberi professionisti e politici, ‘’colpevoli’’ di aver compiuto sgarbi nei confronti di uno o più appartenenti al sodalizio.

Trovato e Rebeshi ordinavano. I loro undici sodali agivano. Come? Incendiando e danneggiando auto, appostandosi sotto casa delle vittime, minacciandole, facendo recapitare loro proiettili e teste di animali morti. Il tutto ''secondo un’unitaria strategia criminale promossa da ''Peppino'', dai tratti propri delle intimidazioni delle organizzazioni di stampo mafioso'', come si legge nelle oltre 700 pagine di ordinanza.

''Come arriviamo noi si devono mettere i pannolini…noi siamo appoggiati dai boss della 'ndrangheta, quelli che comandano tutto!''. E forti delle loro conoscenze e amicizie nel Reggino, avrebbero agito sul territorio. Indisturbati. Fino allo scorso 25 gennaio, quando per loro, dopo due anni di indagini, sono scattate le manette.





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