ANNO 9 n° 264
''A Viterbo qualcuno sta diffondendo timore per ottenere il controllo''
Nuovi particolari dall'inchiesta. Intanto il tribunale del riesame si riserva
09/02/2019 - 07:11

VITERBO - (a.v.) ''Penso che a Viterbo qualcuno sta diffondendo, con violenza, un forte timore allo scopo di ottenere il controllo della attività lecite o altro...''.

A parlare è l'imprenditore Rinaldo Della Rocca, una delle vittime degli attentati incendiari messi in atto dalla banda calabro-albanese capeggiata da Giuseppe Trovato e da Ismail Rebeshi. Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2018 vennero incendiate 12 auto custodite nell'autosalone ''D.Auto'' gestito proprio da Della Rocca.

L'uomo, sentito dai carabinieri, non ha dubbi riguardo la matrice dolosa dell'incendio: ''Sono fortemente intimorito, temo che fatti analoghi possano ripetersi e che addirittura possano andare oltre colpendo me o un'eventuale attività che dovessi in futuro riaprire. [...] Ho avuto contezza, parlando con una moltitudine di persone, che la comunità viterbese è scossa e fortemente impaurita dei numerosi incendi che si sono verificati nell'ultimo periodo in città. Si tratta di un timore per un fatto nuovo per la realtà viterbese, da sempre tranquilla; episodi che non mi si sono mai verificati in un numero così elevato''.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i responsabili dell'attentato a all'imprenditore sarebbero proprio ''Peppino'' Trovato e Ismail Rebeshi, detto ''Ermal''. Sfogliando le 720 pagine dell'ordinanza, emerge che l'albanese è stato fin da subito tra i principali sospettati dagli inquirenti: Della Rocca, nelle vesti di componente del Silb (Associazione Italiana Imprenditori Locali da Ballo), si era infatti occupato del negato rilascio dell'autorizzazione a riaprire per discoteca Range Club gestita proprio da Rebeshi. L'imprenditore, inoltre, aveva partecipato con il presidente del Silb a un sopralluogo nel locale che si era concluso con un'aggressione nei loro confronti da parte di ''Ermal'' e di un addetto alla sicurezza.

''È considerato uno schiacciasassi – spiega l'imprenditore agli uomini dell'Arma, riferendosi all'albanese –, nel senso che non guarda in faccia a nessuno, che se deve fare qualcosa non tiene conto di regole o di rapporti con le persone e va avanti per la sua strada anche illegalmente. Gode di una cattiva reputazione a Viterbo. [...] È una persona che ostenta benessere tanto che ero rimasto colpito in quanto disponeva di una delle poche autovetture Audi A8, a benzina, circolanti a Viterbo...''.

Sul fronte dell'inchiesta ieri si sono tenute a Roma l'udienza davanti al tribunale del Riesame per alcuni degli arrestati. Per gli altri l'udienza è stata fissata al prossimo 14 febbraio. Le difese chiedono la scarcerazione o un alleggerimento delle misure cauterlari. Il giudice, nell'udienza di ieri, si è riservato.





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