ANNO 16 n° 132
Giuseppe Aloisio, ex direttore generale della Asl di Viterbo
Tre finanzieri coinvolti nella maxi inchiesta sulla sanità
Sono un ufficiale e due marescialli, tra gli
indagati anche un'impiegata del tribunale

Ci sono anche tre uomini della Guardia di Finanza e una impiegata del tribunale tra i 24 indagati nella maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo, condotta dai Pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. Le tre fiamme gialle sono il maggiore Piero Cirillo,all’epoca dei fatti in servizio a Viterbo con il grado di capitano, attualmente di stanza a Terni, e i marescialli Cesare Minuti e Gianni Menci. Tutti e tre, in passato, avrebbero lavorato in uno o più filoni di indagine sulla Asl.

I motivi per i quali i finanzierisono stati iscritti nel registro degli indagati è coperto dal massimo riserbo. Secondo quanto si è appreso i loro nomi, e forse anche i loro volti, sarebbero emersi durante le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Viterbo. Si mormora con insistenza richieste di favori reciproci tra loro e la direzione generale della Asl, sulla quale stavano indagando.

L’impiegata del tribunale è invece Lorella Zolla, in servizio presso l’ufficio del giudice di pace. Anche in questo caso i motivi dell’iscrizione nel registro degli indagati è top secret. Circolano solo indiscrezioni secondo le quali la donna avrebbe passato, o avrebbe tentato di passare, informazioni riservate a un suo amico coinvolto in quasi tutti i rivoli delle inchieste sulla Asl targata Pippo Aloisio & Co (anche in questo caso il Co: non sta per Company ma per consulente).

Ma non è ancora tutto. Dietro gran parte delle operazioni che hanno inguaiato Aloisio e altri dirigenti Asl ci sarebbe se non proprio un “grande vecchio” almeno un “suggeritore”. Un politico o un suo “emissario” cui l’ex direttore generale doveva tantissimo e al quale non poteva dire no.

Molte nomine di consulenti esterni, primari, assunzioni, richieste di accreditamenti e molto, molto altro, sarebbero state ispirate proprio da questa sorta di “innominato”, da colui che avrebbe etero diretto, almeno per quanto riguarda la parte affaristico – clientelare il servizio sanitario viterbese. Per la verità in molti hanno tentato di cimentarsi in questo ruolo, e spesso ci sono riusciti. Ma nessuno avrebbe avuto la capacità di andare oltre le frattaglie. La “ciccia” era quasi esclusivo appannaggio dell’”innominato”. Ma per il momento la maxi inchiesta non avrebbe ancora scalfito il 'terzo livello'.



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