

VITERBO - Ancora Aureart. Ancora front office. Ancora Nuova Clinica Santa Teresa. Torna in aula Sanitopoli, il processo per presunti illeciti all'interno della ASL viterbese fino al 2009. Nonostante le numerosi prescrizioni e le uscite di scena di ex imputati di spicco come Mauro Paoloni, braccio destro del direttore generale Giuseppe Aloisio, le udienze proseguono. E continuano a sfilare i testimoni.
Ieri in aula l'ex prefetto della città, Alessandro Giacchetti, l'ex direttore sanitario del presidio ospedaliero Alessandro Compagnoni e l'ingegner Casini che progetto e portò alla luce una delle strutture più all'avanguardia della provincia, a livello di cure sanitarie. La Nuova Clinica Santa Teresa. La stessa struttura finita nel mirino della procura a causa di presunte irregolarità nell'accreditamento alla Regione. Il riconoscimento che si dà alle strutture sanitarie private per offrire servizi alla sanità pubblica.
E secondo l'accusa, la Nuova Santa Teresa avrebbe per anni, chiesto rimborsi alla regione Lazio per le prestazioni erogate, senza averne alcun titolo: in pratica nelle sue stanze arrivavano pazienti dall'ospedale di Belcolle e, per tutte le cure che la clinica offriva loro, arrivavano a pioggia finanziamenti pubblici. Milioni e milioni di euro. In realtà tutt'altro che dovuti. Perché quegli accreditamenti, di fatto, non esistevano. Ed è per questo che anche i titolari della clinica, Roberto e Fabio Angelucci sono finiti nella bufera giudiziaria che fece tremare i vertici della sanità viterbese: avrebbero agito in accordo con la direzione Asl per mettere in piedi questi meccanismi fraudolenti.
Ma di questo, l'ex direttore sanitario non sa dare spiegazioni: ''Probabilmente era un sistema collaudato per risolvere la mancanza di posti letto a Belcolle - ha riferito in aula - solitamente il rapporto è di 3,5 degenze ogni 100 persone. A Viterbo, nel 2009, non si arrivava al 2,5. Una percentuale di gran lunga inferiore alle necessità da fronteggiare. Ecco perché il pubblico era affiancato dal privato.''. Anche se, incalzato dalle domande del pubblico ministero, non sa se a spingere per mantenere in vita questo rapporto sia stato il pubblico, e quindi la Asl guidata da Aloisio o il privato, dunque la famiglia Angelucci.
Quel che appare certo, e che lo stesso sottolinea, è come la Nuova Santa Teresa rappresentasse un unicum nel suo genere. ''Una struttura all'avanguardia e in ottime condizioni'' ha spiegato il padre del progetto, l'ingegner Casini, 'ad oggi è un'opera da manuale di cui vado molto fiero e che porto con me in ogni convegno a cui partecipo'. Un esempio perfetto di edilizia sanitaria, dunque, ma legata, secondo la procura, da rapporti loschi e non ancora chiari al suo ''collega'' Belcolle.
Si tornerà in aula a febbraio.
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