

VITERBO – ''Se volevamo lavorare dovevamo pagare e sottostare alle loro richieste''. Richieste di denaro, di stipendi ''extra'' e corposi, che alcuni dipendenti Asl avrebbero preteso mensilmente da tutte le aziende private che collaboravano con l’ospedale. E non faceva di certo eccezione la società informatica Isa che, da anni, gestisce e si occupa di tutto il sistema telematico dell’azienda sanitaria.
''Ho cominciato a pagare tangenti nel 1996. Dal momento in cui ai vertici dell’azienda sanitaria locale è subentrato, al posto del direttore Scacchi, un suo facente funzione. Il responsabile del centro elaborazione dati, Ferdinando Selvaggini mi chiamò nel suo ufficio e mi disse che da quel giorno la storia sarebbe cambiata. Era stanco di lavorare e far arricchire gli altri. Ora, se volevamo continuare a lavorare dovevamo pagarlo. E saporitamente. Altrimenti eravamo fuori''.
Alfredo Moscaroli, ex numero uno dell’azienda Isa, racconta in aula, ancora una volta tutta la sua verità. Già ascoltato come testimone lo scorso giugno, torna su quella sedia, pronto a ripercorrere ogni istante del suo passato. Un passato fatto di compromessi, di tangenti e di ''scotti da pagare'', come ammette lui stesso, se si voleva continuare a lavorare. Un passato che oggi lo porta, assieme ad altri 28 imputati, davanti al tribunale viterbese.
''Ogni mese dovevamo pagare 5mila euro a Ferdinando Selvaggini. Migliaia e migliaia di soldi che la Isa doveva sborsare: non era certo conveniente – ha sottolineato Moscaroli – mi sono chiesto spesso, infatti, perché continuassi a sottostare a questi ricatti''.
E la risposta arriva dopo pochi secondi di silenzio e riflessione. ''Probabilmente non avevo scelta: ormai eravamo troppo dentro a questo sistema per uscirne. Per fortuna avevamo altre entrate che ci permettevano di andare avanti''.
Quello che si delinea dai suoi racconti è esattamente ciò che nel 2009 la procura portò alla luce nella fitta rete di rapporti all’interno della Asl. Legami fatti di tangenti, di clientelismi e di accordi di certo poco limpidi.
Si tornerà in aula il prossimo 25 novembre, anche se nel frattempo il processo comincia a perdere i primi pezzi. Due dei 29 imputati sono usciti di scena: per loro è arrivato il momento della prescrizione.
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