ANNO 16 n° 272
Dipendenti: ''Senza stipendi anche con lo sblocco dei conti correnti''
19/06/2012 - 04:00

VITERBO – “Nonostante lo sblocco dei conti correnti concesso dalla Procura della Repubblica non abbiamo ancora ricevuto lo stipendio di maggio. Quello di aprile ci è stato corrisposto con venti giorni di ritardo e dobbiamo ancora avere la tredicesima, sebbene l’azienda l’abbia inserita nel Cud 2011, facendo quindi pagare l’Irpef su un importo che non abbiamo mai incassato”. E’ il grido di dolore lanciato dai dipendenti della clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo. “Anche i sindacati, Cisl, Uil e Fials, ci hanno abbandonato. La sensazione che siano conniventi con la proprietà, di giorno in giorno, si trasforma in certezza”.

Complessivamente, tra la Nuova Santa Teresa e la Casa di Cura di Nepi, i lavoratori del Gruppo Ro.Ri Sanità, di proprietà di Fabio e Roberto Angelucci, due dei principali indagati nella maxi inchiesta sulla Asl targata Giuseppe Aloisio, sono circa 350. “Domani mattina – dicono i componenti di una loro delegazione – verificheremo anche se ci sono stati versati regolarmente i contribuiti. Inoltre, chiederemo alle autorità competenti se sia legale, senza alcun preavviso, non pagare gli stipendi. E, visto che i sindacati sono conniventi con la proprietà, ci faremo spiegare se, in quanto ci sta capitando, sono ravvisabili estremi di reato. Molti di noi – aggiungono – hanno delle scadenze da rispettare: dall’Imu ai mutui per le case; dalle tasse universitarie per i figli all’affitto delle abitazioni”.

Secondo i dipendenti, la Ro.Ri. sarebbe tornata in possesso di circa 3,8 milioni di euro, depositati sui conti correnti cedendo in garanzia l’immobile della casa di cura di Nepi . “In un primo momento – precisano – ci avevano assicurato che lo sblocco dei fondi non ci sarebbero stati più problemi. Invece, siamo ancora una volta senza stipendio”.

Infine, i dipendenti della Nuova Santa Teresa hanno annunciato che, anche senza il supporto dei sindacati, organizzeranno una manifestazione di protesta sotto le finestre della prefettura. “Ci organizzeremo in proprio – hanno concluso -, visto che non possiamo più fidarci di Cisl, Uil e Fials. L’unico sindacalista che abbiamo visto e stato quello della Usb, ma anche lui ci è sembrato titubante e indeciso sul da farsi”.

La procura della Repubblica aveva chiesto è ottenuto il sequestro dei conti correnti del gruppo Ro.Ri., per un ammontare complessivo di circa 21 milioni di euro. Un importo che, secondo l’accusa, corrisponderebbe a quanto gli Angelucci avrebbero percepito indebitamente dalla Asl per prestazioni sanitarie eseguite parzialmente o non eseguite affatto dalla Casa di Cura di Nepi. Liquidate dalla Asl su fatturazioni gonfiate e, in parte non autorizzate secondo le norme regionali. Il tutto con la presunta connivenza dell’allora direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio e di alcuni ex componenti dei vertici Asl.

Per Roberto Angelucci, così come per Aloisio, il suo consulente strategico Mauro Paoloni e per il responsabile della società di lavoro interinale Ali Gianluca Parroccini, i pubblici ministeri Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci avevano chiesto l’arresto. Il provvedimento fu però negato, sei mesi dopo la richiesta, dal Gip Salvatore Fanti. Contro li diniego, la procura della Repubblica ha presentato ricorso al tribunale del riesame. L’udienza si è tenuta lo scorso 6 maggio. Ma a distanza di oltre 40 giorni, i giudici non hanno ancora fatto conoscere la loro decisione. E pensare che si sarebbero dovuti esprimere sull’attualità di una richiesta che risale ormai a quasi un anno fa.





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