

VITERBO – “Il giudici hanno riconosciuto la fondatezza delle accuse e hanno lodato il lavoro svolto dalla procura della Repubblica che ha portato alla luce l’ennesimo episodio di malasanità”. Così il procurato capo di Viterbo Alberto Pazienti ha commentato la decisione del tribunale del riesame che, a quaranta giorni di distanza dallo svolgimento dell’udienza, ha rigettato il ricorso dei Pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci contro la decisione del Gip Salvatore Fanti di negare gli arresti dell’ex manager della Asl Giuseppe Aloisio, del suo consulente strategico Mauro Paoloni, dell’imprenditore Roberto Angelucci, proprietario della Casa di Cura di Nepi e della clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo, e di Gianluca Parroccini. Cioè i quattro principali indagati nell’ambito della maxi inchiesta sulla gestione della Asl tra il 2005 e il 2009. Il no dei giudici del riesame agli arresti si basa sulla circostanza che i fatti contestati risalgono al 2009, quindi la richiesta di custodia cautelare in carcere ha perso d’attualità.
Le parole del procuratore Pazienti contengono anche una replica indiretta a quanto affermato oggi dal difensore di Aloisio e Paoloni, l’avvocato Giuseppe Diddi che, subito dopo la notifica del provvedimento del riesame, ha diffuso una nota nella quale auspica “il rapido riconoscimento dell’infondatezza delle contestazioni formulate dall’accusa”.
Tra l’altro, lo stesso Pazienti lascia chiaramente intendere che i Pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci non impugneranno davanti alla Cassazione la decisione del tribunale del riesame. “Rispettiamo la valutazione dei giudici – ha detto -, che hanno preso tempo per studiare a fondo gli atti. Senza inficiare l’impianto accusatorio”.
A far perdere d’attualità la richiesta degli arresti hanno concorso anche i lunghi tempi trascorsi dalla richiesta della procura, avanzata nell’estate 2010, e la risposta del Gip, arrivata nel gennaio 2011, cioè oltre 6 mesi dopo. Altri 6 mesi sono inoltre trascorsi per l’impugnazione del provvedimento da parte dei Pm, lo svolgimento dell’udienza, avvenuta il 6 maggio successivo, e la pronuncia del giudici del riesame, altre 40 giorni. Complessivamente un anno abbondante.
Con tutta probabilità, ora la procura della Repubblica procederà con le richieste di rinvio a giudizio per tutti gli indagati: oltre trenta tra persone fisiche e società. I reati ipotizzati contro di loro, a vario titolo, vanno dalla concussione alla corruzione; dalla turbativa d’asta al falso ideologico, dalla truffa all’emissione di fatture false o gonfiate; dall’abuso d’ufficio a una serie di reati minori.
Roberto Angelucci, titolare insieme al figlio Fabio della Ro.Ri sanità ed editori del “Nuovo Corriere di Viterbo”, secondo l’accusa, avrebbero truffato tra i 25 e i 30 milioni alla Asl di Viterbo. Aloisio e Paoloni, avrebbero pilotati alcuni appalti milionari. Parroncini, in qualità di responsabile della società interinale Ai, avrebbe assunto persone “gradite” ad Aloisio e, probabilmente, non solo a lui.
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