ANNO 16 n° 272
Inchiesta Asl: Aloisio
sei ore sotto torchio
Interrogatorio fiume su alcuni appalti sospetti per milioni di euro

VITERBO – Primo faccia a faccia tra l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio e i pubblici ministeri Francesco Tucci e Stefano D’Arma, titolari della maxi inchiesta sulla gestione dell’azienda sanitaria di Viterbo fino sl 2009. Un faccia a faccia chiesto dallo stesso Aloisio subito dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, nel quale vengono ipotizzati nei suoi confronti e di altre 19 persone, a vario titolo, una lunga serie di gravi reati: dall’associazione a delinquere alla concussione, dalla corruzione alla turbativa d’asta, dall’abuso di potere alla truffa. Indagate anche cinque società.

Aloisio, assistito dai suoi difensori, è stato interrogato per oltre sei ore. E’ infatti uscito dalla procura intorno alle 21 di ieri sera. Un tempo lungo ma sufficiente ad affrontare solo una parte dei molti rivoli in cui è articolata l’indagine. Per questo motivo i Pm avrebbero concordato con gli avvocati dell’ex manager Asl altri due appuntamenti. Le date sono rigorosamente top secret.

Nel lungo interrogatorio sarebbero stati passati in rassegna soprattutto alcuni appalti, per diversi milioni di euro, che i magistrati ritengono “pilotati” o comunque assegnati in modo illegittimo. In primo luogo quello da 18 milioni di euro, relativo alla sterilizzazione dei ferri chirurgici, assegnato alla Ati Lavin per ben 7 anni, e quello da oltre 3 milioni di euro ottenuto dalla Ati Abbott per le forniture dei lavoratori d’analisi. Quanto le risposte di Aloisio siano state convincenti lo si saprà solo quando i pm formalizzeranno le loro richieste: rinvio a giudizio o archiviazione.

Nei prossimi giorni dovrebbe essere ascoltato anche un altro dei principali indagati, l’ex consulente strategico della Asl Mauro Paoloni. Anche egli, infatti, dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini ha chiesto di essere interrogato dai pubblici ministeri. Una facoltà, quest’ultima, concessa agli indagati che, in alternativa, possono depositare memorie difensive.

Ma questo è solo uno dei passaggi che Aloisio e Paoloni dovranno affrontare nelle prossime settimane. Ad inizio maggio, infatti, verrà esaminato il ricorso dei pubblici ministeri contro il diniego del giudice delle indagini preliminari alla richiesta d’arresto, avanzata ormai otto mesi fa nei loro confronti. Arresto era stato chiesto anche per il responsabile della società di lavoro interinale Ali Gianluca Parroccini e l’imprenditore Roberto Angelucci, titolare delle case di cura di Nepi e Nuova Santa Teresa di Viterbo. Se il ricorso dovesse essere accolto, per i quattro si aprirebbero le porte del carcere.

Nei confronti degli Angelucci, ribaltando la decisione del Gip, il tribunale del riesame ha disposto il sequestro di una parte della casa di cura Nuova Santa Teresa, precisamente i locali in cui era ospitato il centro diabetologico, ora trasferito presso la Cittadella della Salute, e quelli destinati ad altri servizi.

In precedenza, sempre su richiesta di pubblici ministeri, alla società degli Angelucci, la Ro.Ri, erano stati sequestrati 21 milioni di euro tra crediti e contanti. Più o meno la cifra che gli imprenditori hanno incassato, secondo l’accusa indebitamente, dalla Asl, gonfiando le fatture e taroccando i documenti delle prestazioni fornite dalla casa di cura di Nepi.



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