ANNO 16 n° 272
Inchiesta Asl - Quei ''caffè'' offerti
da Angelucci all'amico Pippo Aloisio
Secondo gli inquirenti era un linguaggio cifrato per coprire passaggi di tangenti

VITERBO - ''Ora sono ben disposto a offrirti quel caffè precedentemente richiesto''. E la frase rivolta da Roberto Angelucci all’allora direttore generale della Asl, Giuseppe Aloisio che, il pomeriggio del 1° aprile 2009, gli comunicava di aver ottenuto dalla Regione Lazio l’autorizzazione per l’apertura della casa di cura nuova Santa Teresa, di proprietà del Gruppo Ro.Ri, del quale lo stesso Angelucci era ed è contitolare con il figlio Fabio. E per dimostrare di esserselo davvero guadagnato quel ''caffè'', Aloisio aggiungeva che da allora in poi bisognava trovare ''solo'' la soluzione migliore per accreditare la struttura, oppure cederla in locazione al fine di trasferirvi una parte dell’ospedale di Belcolle o, ancora, facendola acquisire da una società mista pubblico-privato come sperimentazione gestionale.

E’ il contenuto delle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dai carabinieri di Viterbo su delega della procura della Repubblica nell’ambito della maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo.

Subito dopo, Aloisio fa intendere ad Angelucci che, per proseguire sulla strada intrapresa senza trovare troppi intoppi, dovrà rassegnarsi a pagare altri ''caffè'', anche se non precedentemente richiesti. Infatti, l’ex direttore generale della Asl aggiungeva: ''No, va beh, però c’è (parola incompresibile), quindi mi hanno fatto capì… intanto prendesse l’affitto''. Angelucci rispondeva: ''Sì, sì… Aloisio spetta. Stesse bono perché poi verrà pure il tempo suo''. Aloiosio di rimando: ''E va beh… cazzi che a me non me riguardano. Saranno cazzi suoi. Però so figli di una mignotta eh?''. E Angelucci: ''Ho detto un caffè me sta più che bene… contenite…''.

Nella relazione inviata ai pubblici ministeri, i carabinieri scrivono testualmente che il ''caffè” richiesto precedentemente ''altro non può essere se non una richiesta di denaro da parte da Aloisio per l’intermediazione nella trattativa portata a buon fine''.

Nei complessi e inquietanti rapporti Asl-Angelucci compaiono anche altri personaggi, soprattutto politici, ma non solo. C’è chi, come Francesco Battistoni, all’epoca dei fatti sindaco di Proceno, che incontra e, soprattutto chiama ripetutamente al telefono Aloisio per perorare la causa della Ro.Ri. Tanto che i carabinieri scrivono nel loro rapporto che ''Battistoni, dello stesso partito in cui milita il fratello di Roberto Angelucci (il Pdl, ndr) si inserisce nella vicenda inerente l’accreditamento della casa di cura Nuova Santa Teresa, al punto di diventare una figura importante per ottenere i finanziamenti sperati (dagli Angelucci, ndr).

Il 27 marzo 2009, Battistoni ha una conversazione con Aloisio, in teoria suo avversario politico, il quale lo informa che dovrà avere un incontro con un funzionario che potrebbe aiutarlo a sbloccare la situazione. Per farlo, però, rimane in attesa del suo interessamento. Battistoni, dopo una risata replicava: ''Senti… mi dovevi da’ quella lettera del prefetto, che a me non me l’hai data''. Aloisio gli replicava: ''So tre cazzate… Fatta da…, che non ho ancora firmato. Gli do una copia a… e due ad Angelucci, no? E appena mi dai il via con Grippa…”. Battistoni lo assicura: ''Allora oggi parlo con Eva''.

Il nome del consigliere regionale ricorre più volte nelle oltre 400 pagine di intercettazioni allegate al fascicolo dell’inchiesta. E sempre nel ruolo di sostenitore delle richieste degli Angelucci. Va precisato che la procura della Repubblica non gli ha tuttavia contestato alcun fatto illecito.

Ma i nomi dei politici che più o meno esplicitamente intercedono per la causa della Nuova Santa Teresa sono tanti. E non è affatto escluso che, chiuso il capitolo tangenti, associazioni a delinquere, appalti pilotati e via dicendo, gli inquirenti non decidano di far luce anche sull’intreccio sanità & politica, che non riguardano soltanto il gruppo Ro.Ri.



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