ANNO 16 n° 272
''Clima di terrore?
Non scherziamo''
Processo Asl, l’ex direttore generale Aloisio si difende da tutte le accuse

VITERBO – (b.b.) ''Il mio un clima del terrore? Ma non scherziamo. Quando sono arrivato alla Asl ho trovato una situazione di totale caos. Regnava l’anarchia. E che regnasse, faceva comodo a molti. Ho dovuto prendere immediati provvedimenti per mettere a sistema ogni cosa: più controlli, più accentramento, evitando così che i furbetti la passassero liscia.''.

A parlare, in aula, è l’ex direttore generale Giuseppe Aloisio, ai vertici della sanitò viterbese dall’agosto del 2005 all’agosto del 2009, e oggi imputato nel maxiprocesso Asl per corruzione, tangenti e turbativa d’asta.

'’Sono stato nominato direttore nel 2005 dalla giunta regionale Marrazzo e riconfermato dopo i primi tre anni. Non era scontato: evidentemente ho realizzato gran parte degli obiettivi che al momento della nomina mi erano stati prefissati.''. Tra tutti, la costruzione di nuove strutture ospedaliere, la lotta alla frammentazione degli uffici e alla mobilità passiva.

A proposito di quest’ultimo aspetto, Aloisio ricorda: ''Da Viterbo i pazienti se ne andavano verso Terni e Siena. Non per mancanza di fiducia, ma per le lunghissime liste d’attesa. Il Belcolle rispetto al numero di abitanti della provincia, era al di sotto di 70 posti letto. Bisognava fare qualcosa.''. E così l’accreditamento con case di cura private, che potessero assorbire le necessità del pubblico. Come quella di Nepi o la clinica Santa Teresa, che, però, secondo l’accusa, non avrebbero avuto il regolare accreditamento alla Regione.

''Non sapevamo che non ci fosse. A noi arrivava annualmente il budget della Regione per l’erogazione dei servizi: se i soldi arrivano non ti fai troppe domande.''.

Nelle tre ore di udienza, Aloisio ripercorre le principali decisioni prese all’interno della Asl: dalla nascita del progetto AureArt alle numerose gare d'appalto indette negli anni, passando per la creazione degli sportelli polifunzionali di front office.

''Gli sportelli erano una necessità dell’azienda, serviva un filo diretto tra ospedale e pubblico. Certo che la loro realizzazione significava posti di lavoro in più, ma non ho mai fatto pressioni su chi assumere. Nonostante ne avessi modo e possibilità. Ogni giorno nel mio ufficio arrivavano persone a chiedere un posto di lavoro. Parlo anche di personaggi di spicco viterbesi.''.

E infine, a glorificazione più che a difesa, lo snocciolamento dei più grandi risultati raggiunti durante la sua dirigenza: ''Abbiamo completato i lavori negli ospedali di Ronciglione, Montefiascone, Civita Castellana e Acquapendente. Abbiamo aperto il poliambulatorio di Bagnoregio e inaugurato la Cittadella della salute. Lo spostamento dei pazienti verso altre regioni è nettamente diminuito. Abbiamo fatto grandi cose per Viterbo. Non dimentichiamolo.''.

Ad ottobre la prossima udienza.



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