

VITERBO - Emergono risvolti piccanti nella maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo. La procura ha infatti aperto un fascicolo su una donna che, come Mata Hari (considerati gli scopi che perseguiva sarebbe troppo paragonarla alla Contessa di Castiglione), ha tentato, senza successo, di usare le sue grazie per carpire informazioni riservate, segretate dai pubblici ministeri titolari delle indagini. E, proprio come Mata Hari agiva, su mandato. Il mandante, secondo gli investigatori, sarebbe uno dei principali indagati nella maxi inchiesta. Uno dei quelli per i quali i pubblici ministeri avevano chiesto, e puntano ancora di ottenere, l’arresto.
La donna in questione non è né una ballerina né una spia. Più prosaicamente è un’impiegata del tribunale di Viterbo. Una con le mani in pasta e molte conoscenze nel palazzo di giustizia. Insomma, la persona giusta per scoprire cosa bolliva nel pentolone. Per di più, la simil Mata Hari aveva, per sua stessa ammissione, una relazione extraconiugale con uno dei principali indagati. Sempre lo stesso, ovviamente.
Ma cosa voleva sapere? Da chi voleva saperlo? E perché? Bazzecole: solo se il suo amico, nell’accezione più ampia del termine, era sott’inchiesta; se sì per quali fatti e, per non farsi mancare nulla, se avesse le utenze telefoniche sotto intercettazione. Da chi avere tali informazioni? Semplice, dagli agenti della polizia giudiziaria che conducevano le indagini. Sì, ma come convincerli a spifferare. Beh, questo lo si evince direttamente dalla intercettazione telefoniche.
Lui: ''Quindi oggi quella questione è andata bene? Insomma…''.
Lei: ''Sììì''.
Lui: ''Ma pensi che si possa proseguire specificatamente…?''.
Lei: ''Aho, queste so le notizie. Cioè voglio di… come la pensa almeno lui. Se vede che le ha sentite. Perché lui non è tanto che sta lì. Insomma, il vociferare è quello''.
Lui: ''Ho capito. Ma se lui la pensa in quel modo qualcuno glielo avrà detto, perché nessuno me conosce, no?''.
Lei: ''Sì, sì. Ha detto tutti i colleghi di sottoooo'' (la sezione di Pg della procura della Repubblica si trova nel piano seminterrato).
Lui: ''Io volevo capì se nell’ambito della cosa… Va be, poi ne parliamo''.
Lei: ''Eh… nell’ambito della cosa. Na’ parola capirlo eh, eh, eh. Anche perché mi ha detto: lo conosci? Sì, da na vita''.
Lui: ''Ah''.
Lei: ''Sì, sì, Insomma, siamo scesi nei particolari. Capito?''.
Lui: “Non siete scesi nei particolari?”.
Lei: ''Sì, sì. Cioè io almeno gli ho raccontato… cioè in amicizia… Gli ho raccontato i rapporti. Come professione e come tutto. Sì, sì''.
Lui: ''Va be’, poi dopo, magari piano, piano''.
Lei: ''Eh sì, piano piano, sì. Va be’, comunque''.
Lui: ''Perché non va oltre certi limiti, questo?''.
Lei: ''Caro mio, se lo vedessi. Sembra proprio un soggetto''.
Lui: ''Non se sa mai. Non se sa mai''.
Lei: ''Fisicamente dico. Però non lo so. Non mi sembra proprio un soggetto che abusi di certe situazioni. Non credo''.
Lui: ''Eh, non se sa mai, non crede…''.
Lei: ''Sì, sì, per carità, non si sa mai. Mai dire mai…''.
Nella conversazione intercettata, si parla di un incontro avuto dall’impiegata con un sottufficiale di Pg, al quale avrebbe chiesto informazioni su un’eventuale inchiesta a carico dell’amico e di altri indagati. Circostanza, quest’ultima che è stata confermata dallo stesso militare.
Secondo gli investigatori, dall’intercettazione ''si evince in maniera inequivocabile che… aveva acquisito informazioni sulla posizione giudiziaria di… direttamente da personale della polizia giudiziaria e, con l’inganno, aveva tentato di avere altre informazioni dal medesimo, che però non era facilmente corruttibile”. L’uomo, però, la invita a continuare “arrivando a spingerla anche ad approcci di natura sessuale. E lei, da quanto dalla conversazione, non sembra intenzionata a desistere da tali intenti''.
L’impiegata del tribunale, nel 2009, fu iscritta nel registro degli indagati ''perché avvicinando pubblici ufficiali delegati all’indagine sulla Asl di Viterbo o vicini agli stessi li istigava a rilevare notizie riservate del procedimento a carico di…, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco ad acquisire e rilevare notizie che dovevano rimanere segrete''. il procedimento darebbe ancora in corso.
Interrogata dai pm ha sì ammesso di aver chiesto notizie generiche sull’inchiesta, ma solo per la curiosità che le avevano suscitato le notizie in merito apparse sui giornali.
Ma in una conversazione telefonica, l’amico l’accusa di fare poco per lui. ''Fai solo guardiania'' le dice arrabbiato e la sollecita a fere di più. Tutto per amore? Secondo gli inquirenti non solo. Dalle intercettazioni, infatti, risulta che lui le regala un fuoristrada per il figlio, al quale procura anche un alloggio a Roma, presso un istituto religioso. Inoltre, si impegna a trovare un posto di lavoro alla nipote nello studio del suo avvocato di fiducia. E di almeno un altro indagato eccellente.
Notizie correlate