ANNO 16 n° 272
Sanità - La madre di tutte le inchieste
è sui rapporti
tra Gruppo Ro.Ri e Asl
26/08/2011 - 03:00

La più ingarbugliata tra le inchieste che stanno travolgendo al Asl targata Pippo Aloisio & Co. (il Co. sta per consulente e non per Company) riguarda i rapporti tra l’azienda sanitaria e il gruppo Ro.Ri, titolare della casa di Cura di Nepi e della casa di cura Santa Teresa di Viterbo. Ed è anche quella in cui è in ballo la somma più grossa: centesimo più, centesimo meno, dieci milioni di euro. Ad avviso degli investigatori, la vicenda ruoterebbe intorno al un atto risultato falso, che ribalta, a favore della Ro.Ri, i contenuti di una delibera della giunta regionale.

Quei 20 miliardi di vecchie lire sarebbero, a detta del gruppo che fa capo a Fabio e Roberto Angelucci, il corrispettivo delle prestazioni fornite tra il 2007 e il 2009 dalle due strutture sanitarie. Ma secondo la procura della Repubblica di Viterbo, che sulla faccenda ha avviato ormai tre anni fa un’inchiesta, quelle prestazioni la Ro.Ri. non avrebbe dovuto fornirle. Non era abilitata né autorizzata a farlo. A richiederle i modo illegittimo e con una procedura dai contorni oscuri sarebbe stata la stessa Asl. Ed è per questo motivo che dapprima la giunta presieduta da Piero Marrazzo e poi quella guidata da Renata Polverini hanno detto stop ai pagamenti. Almeno finché la storiaccia non sarà chiarita.

Ma come è stato possibile che un gruppo non autorizzato abbia potuto fornire 10 milioni di prestazioni? Tutto ruota intorno a una delibera regionale che individua le strutture private accreditate per fornire determinati servizi. Una delibera in cui non figurano né la casa di cura di Nepi né la Santa Teresa (vecchia o nuova) di Viterbo. Invece, nella missiva in possesso della direzione della Asl, inviata dall’assessorato regionale alla Sanità, con la quale si comunicano le case di cura convenzionate, figurano l'una e l'altra. Chi le ha inserite? E’ stato solo un mero errore di trascrizione del dispositivo della delibera o un fatto fraudolento? Dove è avvenuta l'eventuale falsificazione, a Roma o a Viterbo? E’ quanto sta tentando di appurare l’inchiesta in corso che, in verità, procede con tempi che non ricordano i fulmini di guerra.

Sta di fatto la Ro.Ri ottenne dall’ufficio Avps (acquisti e vendite prestazioni sanitarie), all’epoca diretto dal dottor Renato Leoncini, “commissioni” milionarie, Molte delle quali disposte in modo a dir poco irrituale, cioè senza le relative delibere da parte della Asl. Quindi illegittime, secondo gli investigatori.

La stessa Ro.Ri., al di là di come le siano state “commissionate”, ha tuttavia garantito le prestazioni, quindi continua a vantare il credito e a chiedere che il conto le venga saldato. Di parere contrario la Regione Lazio che, poco più di due anni fa, impose al direttore generale della Asl Aloisio di non pagare le somme spese in modo illegittimo, fino a nuovo ordine. Nuovo Ordine che non è mai giunto. Anzi, la presidente Renata Polverini ha fatto sua la decisione del suo predecessore. Quindi nemmeno il nuovo direttore generale Adolfo Pipino può allentare i cordoni della borsa. Finché la storiaccia non sarà chiarita.

Nonostante tra la Ro.Ri e la Asl ci sia un grosso motivo di frizione, circa 10 milioni di euro, gli Angelucci, padre e figlio, non hanno mai intrapreso alcuna azione legale per ottenere il saldo del credito. Hanno invece sempre tentato di aggirare l’ostacolo per via politico-diplomatica, anche grazie all’intercessione di un politico, un consigliere regionale, che sarebbe più volte intervenuto a loro favore. Anche su questi rapporti e su quanto siano “disinteressati”, gli investigatori potrebbero decidere di fare luce.





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