ANNO 16 n° 264
''La bambina era calda quando l'ho ritrovata''
Feto nel cassonetto, il racconto in aula del drammatico ritrovamento
29/09/2017 - 13:47

VITERBO – ''Quando abbiamo trovato la bambina aveva tutta la testa coperta di capelli ed era ancora calda. Era tutta sporca di sangue, avvolta in diversi strati di asciugamani e carta stagnola. Era stata gettata nel cassonetto dentro una busta di un panificio viterbese''. A raccontare i drammatici istanti del ritrovamento del feto di 28 settimane all’interno di un cassonetto di via Augusto Solieri è il poliziotto di una volante della Questura giunto per primo sul posto, quel 2 maggio 2013. Istanti ripercorsi, questa mattina, davanti al collegio e alla giuria popolare della Corte d’Assise viterbese: alla sbarra per omicidio volontario e occultamento di cadavere, c’è l’infermiere 57enne Graziano Rappuoli, che secondo la Procura avrebbe aiutato Alina Elisabeta Ambrus, incinta, a comprare il Cytotec, gestire le contrazioni, partorire e disfarsi della piccola. Per poi accompagnarla in ospedale.

E sarebbe stato proprio l’arrivo della giovane al Belcolle a far scattare le indagini: la donna aveva addosso i chiari segni di un parto avvenuto, ma con lei non c’era alcun bambino. Immediate, dunque, le ricerche del feto nei cestini e cassonetti di tutta la zona compresa tra piazza San Faustino e piazza del Sacrario. Fino al suo appartamento di via delle Piagge.

''In casa, oltre alla coinquilina della Ambrus, non abbiamo trovato nulla – sottolinea davanti al collegio una poliziotta – non c’erano tracce di sangue o garze. Nulla. Tutto era pulito e da nessuna parte abbiamo trovato la piccola''.

Poi la chiamata e la corsa: ''Dal letto di ospedale in cui era ricoverata, la giovane madre si era decisa a parlare. Il corpo della piccola era stato gettato in un cassonetto in via dei Solieri, di fronte ad una nota pizzeria. Siamo corsi nelle vie del centro con un’unica speranza. Quella di ritrovare la piccola ancora in vita. Purtroppo, nonostante il nostro tempestivo intervento, non ci siamo riusciti. Il 118, giunto sul posto dopo la nostra chiamata, non ha potuto far altro che costatarne il decesso''.

Già condannata a 10 anni di reclusione, nonostante sia da tempo irreperibile, la Ambrus verrà chiamata a testimoniare per la prossima udienza di metà dicembre: il pubblico ministero Franco Pacifici spera di averla in aula per far luce su quanto avvenuto quel drammatico 2 maggio 2013 e chiarire, dunque, la posizione dell’infermiere 57enne, unico alla sbarra.





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