ANNO 16 n° 142
'Negli ultimi 20 anni Civita è scivolata in un lento declino, oggi serve coraggio nelle scelte e una visione di città più unita'
ELEZIONI COMUNALI CIVITA CASTELLANA - A tu per tu con il candidato sindaco Francesco Romito
Alessandra
22/05/2026 - 06:04
di Alessandra Sorge

CIVITA CASTELLANA - Francesco Romito, candidato sindaco con le liste Sangallo in Movimento e Rifondazione Comunista, si presenta al voto del 24  e 25 maggio con un programma dettagliato e idee molto chiare sul futuro sociale, politico, economico e turistico della città. Di professione avvocato, Romito ha ricoperto in passato la carica di responsabile Azione cattolica ragazzi presso la chiesa di san Giuseppe operaio; è stato componente del collegio sindacale Arci nazionale; delegato a partecipare a END incontro internazionale a Mosca dei movimenti per la pace (agosto 1991, nei giorni del colpo di Stato contro Gorbacev); promotore dell'associazione giovanile Tonino Ceccani Reds. Nell'ambito politico è stato l'ultimo segretario della Federazione giovanile comunista italiana di Civita; componente del direttivo Pci e Pds; segretario del PRC a Civita e fondatore di Sinistra ecologia e libertà. E' stato componente per il Pci/Pds del Cda Azienda speciale comunale delle farmacie di Civita; consigliere comunale per Rifondazione Comunista dal 2004 al 2009; presidente dell'istituto Autonomo case popolari della provincia di Viterbo. Nel suo ambito legale ha prestato servizio alla casa dello studente all'università la sapienza di Roma; consulente giuridico ANCI, coautore per l'Anci del libro 'L'amministratore trasparente' e di pubblicazioni sulla responsabilità del pubblico ufficiale; avvocato di diritto amministrativo, diritto del lavoro e da oltre 25 anni, di diritto penale.

Francesco, perchè hai deciso di candidarti a sindaco?

Non ho deciso di candidarmi. Sono stato “candidato” dopo aver favorito un percorso tra le forze politiche di opposizione – PD, M5s e Rifondazione Comunista – sviluppatosi per oltre un anno e mezzo col metodo partecipativo di assemblee pubbliche aperte, per contrastare astensionismo e menefreghismo e promuovere un reale cambiamento politico sul territorio. Le assemblee hanno trattato temi quali: ambiente e acqua pubblica, deposito scorie e discariche, centro storico e viabilità, sanità e servizi sociali, distretto ceramico, lavoro e lavori usuranti, agricoltura, turismo, cultura e tradizioni popolari. Dalle assemblee partecipative doveva uscire programma e candidatura a sindaco. Dopo che il direttivo del PD ha scelto di candidare Danilo Corazza, obiettivo perseguito fuori dalle assemblee per oltre 2 anni da una parte di quel direttivo, sono stato candidato come garante del percorso partecipativo, da cittadini indipendenti e dalle due forze politiche rimaste: M5s e Prc.

Durante la presentazione delle liste hai esordito dicendo che negli ultimi 20 anni Civita Castellana ha subito un vero e proprio declino. A chi è attribuibile la colpa e perchè?

Rispondere richiederebbe una lunga riflessione. Guardiamo a ritroso la storia di Civita. Si è storicamente prodotto un distacco tra amministrazione e resto della città. L’economia industriale non è stata più seguita nei suoi sviluppi dalla politica, si è accettato il principio di un mercato regolatore e autonomo da ogni ingerenza pubblica. L’intero comparto industriale della stoviglieria è progressivamente sparito senza che il potere pubblico contrastasse tale dinamica di smantellamento, senza una lungimirante e coordinata azione dei Comuni del distretto, per proporre ad es. formazione e reimpiego del personale, delle lavoratrici soprattutto.

La riduzione dell’occupazione ha provocato impoverimento economico, ed è stata concausa di riduzione di una coscienza sociale, con perdita di legami di solidarietà e una ritirata nel proprio privato, il che ha rafforzato le preesistenti spinte autoreferenziali delle forze politiche più legate alla classe lavoratrice: il lavoro è fonte di civiltà e la sua mancanza causa degrado sociale, politico e culturale. Occorreva un’amministrazione vicina al lavoro e a chi lo ha perso.

Il Comune, invece, ancora oggi, di fronte al cambio delle compagini societarie delle fabbriche e l’arrivo di grandi società, resta lontano da questi rivolgimenti socioeconomici, preferisce occuparsi principalmente di speculazioni urbanistiche e commerciali, lavori pubblici di discutibile utilità e di gestione di servizi, spesso neanche per interessi esclusivamente generali.

Come giudichi Civita Castellana oggi?

Una citta in svendita, poco curata e mezza malata, un po' machista, prodotto di quel degrado. Mezza malata perché c’è socialmente omologazione e 'pidocchiorifattismo', un disagio sociale forte per la dipendenza e l’uso modaiolo di droghe, mentre politicamente c’è un clientelismo preoccupante e uno svilimento del diritto di voto e della propria dignità di elettori. Siamo prigionieri della retorica dell’apparenza individuale e del successo facile.

Talvolta è bello scoprire sotto un vestito griffato persone che parlano con la saggezza proveniente dal sudore delle mani e delle braccia o con senso critico rispetto a quanto studiano nei libri o leggono sui social senza farsene istupidire. Meno male che succede. E succede perché c’è anche una citta mezza sana. Tante risorse tra chi è in pensione, tante potenzialità tra i giovani, castrate dalla mancanza di spazi culturali e ricreativi, di un teatro vero, di un cinema. Bisogna curare la prima Civita, promuovendo e sostenendo la seconda.

 

Scendendo al cuore del vostro programma elettorale troviamo al primo posto la questione 'economica', con proposte di sostegno e rilancio del distretto ceramico. Qual è oggi la situazione più impellente da affrontare? (riconoscimento lavoro usurante, costi energetici, mancanza di turnover?)

Invero al primo posto del nostro programma c’è la Pace, il ripudio della guerra e la solidarietà.

Sino a che c’è la maledizione della guerra non puoi elaborare proposte di sostegno e rilancio del distretto ceramico, se non in termini emergenziali. Non puoi programmare uno sviluppo economico ambientalmente compatibile, né puoi far fronte alle esigenze di innovazione tecnologica per le imprese nell’epoca dell’AI, che richiede occupazione iperqualificata, a fronte di una soppressione di molti più posti. E’ una questione che va affrontata da subito ma senza la pressione della guerra e lo spreco di risorse per il riarmo. Guarda al “caro energia”: senza la guerra sarebbe più basso il costo di produzione in industria e in agricoltura; senza le scelerate spese per il riarmo, non ci sarebbero le scuse del Governo di mancanza di fondi per riconoscere il lavoro usurante in fabbrica; non ci sarebbero difficoltà a rinnovare il contratto integrativo nelle fabbriche, non ci sarebbe neanche il rincaro dei prezzi per i beni alimentari di prima necessità.

Calo demografico, spopolamento generalizzato, chiusura di attività economiche di vicinato... E' possibile invertire la rotta? Quali politiche servirebbero per far tornare Civita una cittadina attrattiva?

Vanno sperimentate alcune soluzioni. Più uffici pubblici e persone che li frequentino, come ad esempio una scuola di specializzazione in medicina del lavoro, inserendo l’Ospedale in una rete universitaria pubblica.

Vuoi il turismo nell’agro falisco promuovendo le nostre ricchezze storico ambientali, i percorsi naturalistici? Bene, ma devi vincere barriere mentali e culturali.

Se vuoi rivitalizzare il centro storico, non puoi avere un’amministrazione che trasferisce l’ufficio tecnico e quello dei vigili urbani altrove: il centro storico lo impoverisci, lo abbandoni, lo privi di un presidio di sicurezza – esigenza tanto evocata - quale quello dei vigili urbani.

Devi, invece, sperimentare la chiusura del centro storico, nel contesto di mercati ed iniziative di promozione di prodotti a km 0 delle nostre eccellenze agricole, artistiche e artigiane. Devi organizzare feste tradizionali – da quelle patronali al carnevale – coordinate tra loro e coordinate con le feste degli altri paesi circostanti. Devi garantire il decoro urbano che manca del tutto, come manca il verde e per attrarre turisti devi esser città “bella”, anche nei servizi essenziali come i bagni pubblici, che vogliamo artistici.

Veniamo a uno dei nodi più critici di questo territorio: l'ambiente. Sulla Tuscia pende una pericolosa spada di Damocle che è il progetto di deposito unico di scorie nucleari. A Civita continuano ad arrivare richieste di occupazione di cave dismesse e strutture abbandonate da destinare allo smaltimento di rifiuti anche pericolosi. Secondo te qualcuno sta iniziando a pensare di costruire qualcosa oggi in previsione di un progetto più grande domani?

Il ministro dell’ambiente di Forza Italia Pichetto Fratin vuole dal Parlamento la legge delega per emanare entro l’anno i decreti attuativi per un ritorno al nucleare. Vuole produrre energia nucleare tramite la fissione nucleare e distrae la popolazione con la partecipazione dell’Italia al progetto Iter di ricerca sulla fusione nucleare, meno inquinante. Non dice che occorrono anni prima di riavviare una centrale nucleare, né che la fissione nucleare produce gas serra e scorie a lunga durata ed ecco che ritorna necessario mobilitarci contro il deposito unico nazionale di scorie. A livello locale, devi esser sempre pronto al controllo e alla mobilitazione popolare.

Se promuovi il ripristino ambientale di cave dismesse o la loro destinazione ad invasi per il fabbisogno idrico a uso agricolo, se sostieni gli agricoltori nel riconoscimento di marchi di origine, se estendi le aree protette, stai proponendo misure concrete di contrasto ai pericoli di aperture di discariche o di stoccaggio di materiali pericolosi.

Turismo, migliori collegamenti con la capitale e potenziamento dei servizi. Qual è la vostra proposta?

Il turismo è una delle opportunità per aiutare l’economia cittadina come già detto, ma siamo penalizzati da collegamenti da far west, con un trenino che impiega 1 ora e 50 minuti per la tratta Roma – piazzale Flaminio – Civita Castellana. Se il raddoppio della ferrovia finanziato ma soltanto sulla carta ai tempi della Polverini presidente di Regione, costa troppo, due treni che partono in successione a distanza di 30 minuti e che programmano fermate alternative, problemi tecnici permettendo, almeno potrebbero ridurre i tempi di viaggio. Per ora resta un solo vero collegamento con Roma che è Borghetto.

Ma qui c’è anche un problema di scarsità di corse tra Civita e Borghetto, che invece, in un ampio progetto di promozione turistica, potrebbe esser emancipato dallo stato di abbandono e diventare la porta di ingresso di un parco naturalistico che possa estendersi fino a ricomprendere la frazione (parco delle forre, Treja), ed esser ancor prima, valorizzato come sito di promozione turistica per la vicinanza del Tevere e del Parco fluviale interregionale del Tevere. @RIPRODUZIONE VIETATA





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