ANNO 16 n° 267
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Il peccato del Marketing, bufera sull'ultimo spot di Amica Chips
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

Amica Chips, azienda che non vanta divi dalla carriera candida tra i suoi testimonial, è salita alla ribalta per un accostamento ancora veniale nel nostro Paese, quello tra la tradizione conclamata e l’abitudine di viverla con disimpegno. La collaborazione corrente è con volti ignoti al pubblico, contraddistinti però da un appeal quasi ruggente per l’idea che hanno inteso promuovere: quella che vede il serio e il faceto come estremi coniugabili, soprattutto in un messaggio che è esso stesso prodotto e che ha il diritto e il potere di influenzare.

Le scene iniziali dello spot descrivono un convento austero e disadorno, riempito solo da consorelle in processione, pronte a ricevere il dono eucaristico. Una di loro, durante la celebrazione, si accosta al parroco per prendere l’ostia, fin quando il silenzio e i canti solenni si arrestano: è invadente il rumore della masticazione, insolito per il rito, che però proviene dalla Madre Superiora, intenta a sgranocchiare le Amica Chips. Una leggerezza che costa l’associazione del consumatore tra l’irriverenza dello spot e una chiassosa mancanza di rispetto.

Sebbene sia importante sottolineare come l’impatto di un piano promozionale sia spesso indesiderato (in sostanza, il mercato si divide tra una fascia che ne ammira il coraggio, una di mezzo che parla dello spot e una disgustata che non acquista più il prodotto), è fondamentale mettere i puntini sulle i per tutti i frame del filmato, come se descrivesse una campagna ordinaria. 

L’attenzione di molti fruitori, legati al ritorno comunitario dei sacramenti, è stata traslata dalla satira di Amica Chips sul dettaglio dell’Eucaristia, mentre l’aver consegnato il pacchetto di patatine a una simpatica caratterista è passato in secondo piano, a causa dei meccanismi di concentrazione selettiva che instaurano gli spot divisivi negli utenti. Ci si indigna più per le caricature che per l’attribuzione dello snack a una persona non longilinea, ritratta mentre lo gusta con piacere?

Resta certo il fatto che quest’azione di marketing, passibile di diventare, soprattutto in una nazione a predominanza cristiana, un boomerang per l’azienda, è in realtà decisamente più comprensibile (se non meno volgare) della prima campagna degna di nota della stessa Amica Chips, estinta da una rapida censura. L’attore protagonista, nel mirino per i ruoli interpretati, è stato assolto da consumatori prevalentemente uomini, che ricordano lo spot come uno sprazzo di comicità.

La nota divertente dei claim è nel tutti contro tutti o nel proposito di unire gli spettatori? L’Italia, forse, non è pronta alla visione di insieme: lo stimolo al dissenso, soprattutto se perseguito percorrendo questioni aperte, è il carburante che rende una reclame memorabile.

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