

di Elsa Berardi
Un’alchimia genitore-figlio che scatta davanti a una porzione di patatine, rigorosamente fritte: sembrerebbe un meccanismo spontaneo, ma questa delizia per gli occhi ha in realtà alle spalle la fantasia di pubblicitari esperti e -ammettiamolo- una lunga gestazione.
I protagonisti del nuovo spot di McCain, celebre azienda produttrice di surgelati, sono un padre affabile dalla barba folta e la figura gentile di un bambino, suo figlio. A prima vista, sedutosi a tavola, il padre sembra aver interrotto frettolosamente una comunicazione telefonica di fronte agli occhi imploranti del suo piccolo: quest’ultimo sembra cercare, con comprensione e simpatia, di attirare la sua preziosa attenzione, facendolo focalizzare sulle patatine da mangiare.
Mentre il papà è ancora distratto dal mondo astratto e multimediale, afferra una McCain e inizia a soffiare, provocando l’imitazione istintiva del bimbo. Il modo vivace di masticare del genitore, divertente perché veloce, trova anche in questo caso una valida interpretazione: il bambino è in vena di scherzi e convince, senza mai parlare, suo padre a instaurare una genuina complicità, finché i due rappresentano la parodia delle sembianze di un tricheco, con un paio di patatine a fungere da denti.
Le ultime chips, divorate guardandosi negli occhi, rendono cult il momento goliardico proprio quando una donna, probabilmente la mamma del piccolo, si inserisce con grazia nella scena, rivelandosi il vero collante della famiglia: i bambini danno modo agli adulti di emergere per dolcezza, facilitati dalla guida di “grandi” trasparenti che si pongono in ascolto della loro bellezza esemplare, talvolta aggressiva e imparziale nei contesti.
È lo slogan, “Born to share” -“Nati per condividere”- a racchiudere l’esaltazione della positività di cui le immagini sono promotrici, con il loro accentrare il superamento delle apparenze e la ricerca di relazioni autentiche nel mondo reale: la multinazionale, canadese di nome, ha realizzato un audiovisivo confacente alla sensibilità italiana, al valore mediterraneo della condivisione e al rispetto per la privacy del nucleo familiare, uno status che non può essere inficiato dal virtuale.
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