

A pochi decenni dall’accoglienza di Halloween nel calendario italiano, le perplessità si mantengono fitte intorno al senso della ricorrenza. Kinder -è nel nome dell’azienda- interpreta le esigenze delle ultime generazioni, calandosi nell’assortimento valoriale attraverso prodotti invitanti come gli spot che propone.
Il più trasmesso in questo periodo vede una famiglia addobbare la casa come da tradizione statunitense, a fronte di un’impronta celtica sulla cura del dettaglio, ancora ritualistica: i preparativi per la festa di Halloween richiedono fantasia e concentrazione, facoltà che uniscono l’intelletto infantile con quello degli adulti. Tra ragnetti di carta e zucche colorate, i bambini che giocano insieme destano divertimento, mentre a causare opinioni discordanti è l’abbigliamento del genitore che li osserva: una mamma certamente premurosa, ma che sembra avallare l’elemento spaventoso indossando un copricapo da strega.
Halloween, didattica del coraggio nelle sue remote origini, assumerebbe un carattere più esclusivo che goliardico, in cui il fanatismo del rispetto di un dress code può scavalcare la compostezza tipicamente genitoriale, nella quale far afferire attributi ben distanti da quelli fantasmagorici e surreali.
Una mamma può giocare a rincorrere i pipistrelli o assaggiare una tavoletta di cioccolato, senza dimenticare che, come da antico proverbio, “Lo scherzo è bello - anche nella serata del 31 ottobre - quando dura poco”: infondere sicurezza, felicità e motivazione è una chiave del ruolo materno, mentre l’entrare nel personaggio di Halloween è una volontà complementare. Ciò che spaventa può quindi trovare uno sbocco comico, mai da forzare, ma spesso la ragione allevia più timori di una dispendiosa festa tematica.
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