

VITERBO - Le ferrovie e gli addetti al loro funzionamento: il tessuto connettivo degli spostamenti nel nostro Paese, un concentrato di efficienza che lavora per garantire la mobilità interna nel concreto. Una categoria spesso discriminata nella dialettica informale e nei “j’accuse” frettolosi degli italiani è quella dei macchinisti, come il protagonista del nostro spot, che non ricevono più constatazioni di meraviglia per la funzionalità delle loro locomotive: protagonisti, con tutto il personale ferroviario, di sketch tradizionali per la loro sfrontatezza, erano una volta stimati e ammirati, a fronte di una situazione attuale in cui il loro mestiere è dato per scontato.
Il papà di Violetta (come il cappello che il signore indossa e il colore della brand identity di Bauli, ndr), però, è un fuoriclasse dell’abnegazione: in un treno che, nel primo claim del pandoro di Verona, riesce a far festeggiare tutti i passeggeri dopo una lite sfiorata tra un lettore assorto e un altro padre, decide di non presentarsi per celebrare il Natale a casa della sua famiglia. Gli orari da macchinista sembrano prevaricanti, ma il protagonista del claim li accetta quasi con eroismo, confessando alla sua piccola -sentita tramite videocall- che le sarebbe mancata “tanto tanto”. Violetta, da bambina dedita, fa però trovare al suo supereroe un carillon con un pandoro e un treno in movimento: questa sorpresa -e questo è il titolo del cortometraggio- è però premessa da incredulità e dalla videochiamata abbandonata dalla piccina.
Il macchinista, anonimo ma capace di fare breccia nei cuori, esce dal suo treno rosso, si incammina con il dono verso l’ufficio riservato al personale e… ecco pronta la dolce Violetta, con una fetta di pandoro Bauli offerta, a ricordargli senza parlare che il mestiere di suo padre vale quanto il suo futuro. Le attenzioni esclusive dedicate alla bambina ripagano il macchinista dei suoi sforzi quotidiani.
La voce fuori campo, figlia della variante neostandard dell’italiano, presenta un’innovazione strutturale nell’introdurre la riflessione sui lavoratori-eroi: “A voi che lavorate anche sotto le feste […] grazie!”. Essa è rappresentata dalla sostituzione dell’avverbio di tempo “durante” con uno di luogo, per simboleggiare una maggiore vicinanza al linguaggio popolare e rendere tutti protagonisti, come fossero i macchinisti del proprio successo, di un Natale all’insegna della compattezza.
Buone feste a tutti i macchinisti di sé stessi e delle proprie famiglie da “Pubblicittà”!
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