


Beneficienza sì, ma con lo sfondo di una mossa commerciale. È l’impennata di unfollowing a gettare Chiara Ferragni nella precarietà del suo personaggio, addirittura iconico per i temi dello scorso Sanremo: è bastato il pandoro-gate, intitolato dalle testate italiane come un fulmine a ciel sereno, a consegnare le battaglie contro il gender gap ai tempi d’oro dell’influencer.
Brand come i noti Nespresso e Pantene stanno accordando la propria rinuncia al coinvolgimento della Ferragni nelle strategy, che da anni la vedono protagonista, mentre sono iniziate le indagini sulla campagna promozionale intorno a un prodotto Trudi, una bambola per la lotta al cyberbullismo. Le sue fattezze riproducono la fisicità dell’imprenditrice.

Tramonta anche lo spaccato positivo sulla ragazza che ci è riuscita, valorizzato dallo spot -un ricordo fugace- della nuova BMW X1. Il caso Balocco, un affaire tricolore, ha trasformato la corsa allo svecchiamento dell’azienda in un’accurata operazione di marketing, denominata -in ossequio alla brand identity del marchio di Chiara- “Pink Christmas”: in una storia Instagram, la già testimonial annuncia il lancio dell’involucro rosa di un prodotto dolciario senza modifiche subite, il cui acquisto -è presto noto- sarebbe stato utile per sostenere prestigiosi reparti ospedalieri, con massima attenzione alla pediatria.
Nonostante sia allarmante che nessuna delle strutture menzionate abbiabeneficiato dell’operazione, è importante sottolineare l’assenza di un piano duplice della comunicazione: il gioco di vetrine, costruito da Balocco, non ha visto nell’immagine della Ferragni promoter un mezzo funzionale a conseguire l’obiettivo, ma si è esaurito in essa, risultando un trampolino raccogliticcio per il claim ingannevole.
Le ultime notizie sul privato dell’influencer sono pressoché stringate: il suo Natale è stato trascorso all’insegna delle scuse, presentate in un video amatoriale che la vede sfoggiare una costosa tuta grigia. Il clima da catilinaria, decisamente incompatibile con la portata dei fatti -da giudicare come l’errore, da non strumentalizzare per l’hating, di una società divista- ha impattato sulla condotta digitale dell’influencer, quasi remissiva e silente, finché non è arrivata la condivisione di un momento-merenda in famiglia.
Chi è senza peccato, scagli la prima story?
Notizie correlate