ANNO 16 n° 273
Pdl e Pd verso le elezioni ma senza la bussola
I due partiti, lacerati dalle divisioni, non hanno né strategie né programmi
12/07/2012 - 04:00

VITERBO – Sarà Giulio Marini, a meno che egli stesso non voglia operare il ''gran rifiuto'', il candidato a sindaco di Viterbo alle comunali della prossima primavera. Il bis del primo cittadino uscente, secondo i bene informati, è stato già deciso dai vertici regionali del Pdl nel momento in cui ''sacrificò'' lo scranno di Montecitorio per quello di Palazzo dei Priori.

Il ragionamento dei ''capi'' romani del Pdl fu più o meno il seguente: se Marini rimane deputato e si va allo scioglimento anticipato del consiglio comunale e Viterbo sarebbe praticamente persa. Quindi, lasci la Camera dei Deputati e porti a termine il mandato da sindaco. E siccome non s’intravede all’orizzonte un candidato alternativo in grado di affrontare le elezioni del 2013 con ragionevoli possibilità di vittoria, sarà egli stesso a guidare il malmesso Pdl nell’agone elettorale.

Fare programmi a lunga scadenza nella simil-politica di questi tempi, però, è peggio che andar di notte. In primo luogo perché è tutto da dimostrare che il Pdl sopravviva fino al 2013. E, anche se dovesse sopravvivere, è impossibile capire sotto quale forma. C’è poi da tener conto delle guerre intestine che, con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, stanno diventando sempre più virulente. Tanto che in quello che resta del partito si sta insinuando il sospetto che ci sia più di qualcuno che, sapendo di non avere più prospettive, sia pronto a fare proprio il motto ''muoia Sansone e…''.

Se il Pdl piange, il Pd ha poco da ridere, anzi. L’emorragia degli iscritti degli ultimi giorni è solo la punta dell’iceberg di un malessere sempre più esteso e profondo. L’insofferenza verso la classe dirigente, in modo neanche più tanto sotterraneo, si sta allargando a macchia d’olio. Ormai, il giochetto di assegnare incarichi a facce nuove, si fa per dire, mentre a tirare le fila sono sempre gli stessi personaggi, non regge più. Ma il vero e proprio dramma del Pd e dell’intero centrosinistra è un altro: chi candidare a sindaco? Dire che verrà scelto con le primarie di coalizione è un puro esercizio retorico. Il quesito non cambia: chi candidare alle primarie?

L’unica ancora di salvezza per il centrosinistra, che anche quando ha messo in pista uno dei tre capi supremi, Ugo Sposetti, ha ottenuto un risultato più che deludente, è dare in ''subappalto'' la competizione elettorale. Cioè riuscire a stringere, costi quel che costi, un’alleanza con l’Udc e cedere il candidato sindaco ai centristi. Una coalizione tutta a sinistra, infatti, ha dimostrato di non aver alcun appeal sui viterbesi.

Quest’ultima ipotesi, però, potrebbe acuire i mal di pancia dei ''puri e duri'' del Sel e dintorni. I quali, pur essendosi detti possibilisti verso un accordo con l’Udc, sopporterebbero come il fumo negli occhi un candidato sindaco centrista.

Entrambi gli schieramenti, inoltre, potrebbero trovarsi a fare i conti con le ''schegge vaganti''. Gruppi di persone stanche dell’inconcludenza dei partiti tutti, che potrebbe organizzarsi in proprio. Non a caso i fuoriusciti dal Pd hanno annunciato una loro lista civica.

In siffatta situazione, potrebbe esserci terreno fertile per una qualche forma di ''grillismo'': ma a Viterbo non s’intravede nemmeno quella.





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