ANNO 16 n° 273
Filippo Rossi vuole Antoniozzi alla Cultura
Il fondatore di Caffeina sempre più vicino alla candidatura
12/01/2013 - 04:00

VITERBO - Nessuna schiarita per le candidature del Pdl viterbese alle elezioni politiche e regionali. Per non parlare della linea politica e organizzativa da seguire nella competizione comunale dove per Marini e compagni è ancora peggio che viaggiare di notte.

Sul fronte comunale, oltretutto, il bacino dei voti del centrodestra sarebbe ambito anche dall’eventuale candidatura di Filippo Rossi, ora vicino alle posizioni di Italiafutura di Montezemolo.

Nonostante non lo abbia ancora ufficializzato, e qualcuno che gli è vicino lo abbia sconsigliato, Rossi appare sempre più convinto di guidare una sua lista e presentarsi come candidato sindaco. Gli ultimi rumors segnalano un’intensa attività del fondatore di Caffeina che starebbe per portare a casa la candidatura di Chiara Frontini, sacrificata da Giulio Marini, secondo il volere di Fracassini, Marcucci e Bracaglia, sull’altare della crisi di agosto. In queste ore Filippo Rossi vorrebbe incassare anche la disponibilità di Alfonso Antoniozzi, il cantante lirico viterbese conosciuto in tutto il mondo. Ad Antoniozzi, a cui in verità sarebbero state fatte anche altre proposte, sia da destra che da sinistra, in caso vittoria andrebbe l’assessorato alla Cultura. Di più: la caratura del personaggio potrebbe consegnargli le chiavi di quell’assessorato anche nel caso in cui la lista possa apparentarsi e stringere accordi con maggioranze più composite. Difficile però che Antoniozzi possa partecipare direttamente alla competizione elettorale. Tuttavia il progetto resterebbe invariato. E se il cantante viterbese dovesse davvero approdare alla Cultura, si aprirebbero per Viterbo scenari decisamente interessanti.

Ma torniamo al Pdl. Gli incastri per le candidature di Camera, Senato e Consiglio regionale del Lazio non sono di facile soluzione. Per prima cosa c’è da accontentare più di qualche gallo nel numeroso pollaio che fa riferimento ad Antonio Tajani, poi ci sono gli intrecci per contemperare esigenze ed equilibri locali con quelli romani, quindi da aggiornare la lista dei flussi migratori dal Pdl a Fratelli d’Italia e viceversa, quelli dal Pdl alle liste per Monti e viceversa, e quelli di chi si trova al bivio e aspetta una poco cinematografica ‘’migliore offerta’’.

Non basta. Tanto per complicarsi la vita, il Pdl si sta spaccando anche sul candidato presidente della Regione Lazio. Alla candidatura di Storace (quota La Destra) della prima ora, il partito regionale sta cercando di imporre Beatrice Lorenzin. Nome che accontenta gli esponenti di stretta osservanza berlusconiana, ma non tutti gli ex An e coloro che nel rimescolamento totale cercano nuovi spazi, e magari più visibilità.

Un quadro dove molti preferiscono non esporsi, mentre altri, al contrario, lo fanno alla maniera dello scacchista più accorto. Forse è per questo che non ha sorpreso più di tanto che Meroi e Camilli, presidente della provincia e presidente del Consiglio provinciale, siano usciti allo scoperto per sostenere la candidatura di Storace. E che lo stesso abbiano fatto i consiglieri Antonio Fracassini e Vincenzo Bruni, nonché i consiglieri comunali Antonella Stella e Marcuccio Marcucci.

Non è neanche una sorpresa che Meroi mantenga una posizione altamente critica con il Pdl, posizione che ormai si sta avviando su una vera e propria rottura. Ma l’endorsement del presidente della Provincia per Storace rivela anche una ‘’cordata’’ del pidiellini, o se volete di ex pidiellini, a favore della candidatura di Piero Camilli alle regionali. Una candidatura che potrebbe non essere particolarmente cladeggiata da Giulio Marini e da Francesco Battistoni, alle prese con i propri destini politici.

Anche perché nei movimenti che agitano il centrodestra resta intatta, nonostante le smentite dell’interessata, una sorta di verifica che Angela Birindelli sta portando avanti con Moderati in rivoluzione. Il movimento di Samorì avrebbe offerto all’ex assessore regionale anche un posto alla Camera ma con i sondaggi che ad oggi danno il Mir a percentuali da prefisso telefonico, l’eventuale scelta della Birindelli ricadrebbe sulla Regione, dove può contare su una conoscenza più diretta dei meccanismi politici e degli elettori con cui, magari, ha stabilito relazioni durante il suo assessorato.





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