

di Beniamino Mechelli
VITERBO – Leonardo Michelini, ingegnere, presidente della Coldiretti, imprenditore di successo: è lui ''l’uomo nuovo'', il ''figlio della borghesia illuminata'' cittadina cui guarda il centrosinistra per far saltare gli schemi classici e stantii della politica politicante e conquistare, dopo una sequela infinita di sconfitte, Palazzo dei Priori. Sottoposto a continue tirate di giacche, Michelini resta abbottonatissimo, tuttavia indica delle condizioni che potrebbero quanto meno metterlo in seria difficoltà, se non proprio a indurlo a prendere in considerazione la proposta.
Sarà lei il candidato sindaco del centrosinistra alle comunali?
''Ammetto che mi è stato chiesto più volte e da più parti. Debbo riconoscere che la cosa mi lusinga ma…''.
Ma…?
''Io faccio l’imprenditore e sono presidente della Coldiretti, un'organizzazione apartitica. Queste due condizioni, allo stato, non mi consentono di dire sì. E nemmeno nì. In breve, non sono disponibile a diventare il candidato di un partito''.
Cosa dovrebbe accadere per farle cambiare idea?
''Non scriva che sto dettando le condizioni se dico che potrei essere messo in seria difficoltà se mi venisse proposto di guidare una coalizione largamente rappresentativa della società civile, che non abbia stretti vincoli politici, in grado di imprimere una forte discontinuità rispetto al passato''.
E i partiti?
''I partiti, di cui non nego l’importanza né disconosco il ruolo, non a caso sono di cultura democristiana, dovrebbero essere una parte di una coalizione larga, che veda insieme forze moderate e di centrosinistra. La parte preponderante, ripeto, dovrebbe essere svolta dalla società civile, intesa nell’accezione più ampia. Ecco, il verificarsi di tutte queste condizioni potrebbero mettermi in difficoltà''.
Qualora, come chiedono parti del Pd e del centrosinistra in genere, la scelta del candidato sindaco dovesse passare per le primarie, lei sarebbe disposto ad accettare la sfida con altri probabili aspiranti?
''Ribadito che il discorso è del tutto ipotetico e che le condizioni di una mia candidatura sono ancora tutte da costruire, la risposta è perché no? Ovviamente dovrebbero essere primarie di coalizione. Di una coalizione, ripeto, che dovrebbe andare dalle eventuali liste civiche ai moderati al centrosinistra''.
Ribadito che il discorso del tutto ipotetico eccetera eccetera: se lei, alla fine, si rendesse conto che esistono le condizioni per una sua candidatura, quali sarebbero i punti cardine del suo programma?
''Discontinuità, protagonismo, decisionismo. Quando parlo di discontinuità non mi riferisco alle singole scelte operate dalle amministrazioni che si sono succedute, ma al modo di immaginare la città, al ruolo che dovrebbe assumere oltre i suoi confini. E qui subentra il protagonismo. A mio avviso, Viterbo deve diventare l’epicentro di una vasta area che va dall’Umbria alla Toscana e al resto del Lazio. E’ in questo ambito che i problemi vanno individuati, affrontati e risolti. La città fine a se stessa appartiene al passato. Anche perché, con il riassetto delle province, che prima o poi arriverà, Viterbo è destinata a diventare il capoluogo di una provincia ampia''.
Quando scioglierà la riserva?
''Quando e se ci saranno le condizioni per farlo. Con tutte le cose che ho da fare non rischio di annoiarmi''.
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