

VITERBO - Non conosceva Dario Angeletti ma molto spesso lo vedeva in compagnia della ricercatrice di 39 anni di cui si era invaghito. Con lei, secondo quanto ha raccontato al magistrato, aveva avuto una relazione a Pavia ed ora, che lei si era trasferita nella Tuscia per un incarico all'università, aveva intenzione di riconquistarla.
Claudio Cesaris ieri ha parlato al magistrato che lo ha interrogato per la convalida del fermo. Ha confessato il delitto ma ha negato di aver pianificato l'uccisione di Angeletti. L'omicidio, secondo la sua versione, sarebbe avvenuto in maniera del tutto casuale. Cesaris, che conosceva bene le Saline e Tarquinia dove andava spesso a camminare, ha incrociato martedì Dario Angeletti mentre, con tutta probabilità, stava seguendo la ricercatrice.
L'ex tecnico universitario ha raccontato di essersi disfatto dell'arma subito dopo aver esploso il colpo che si è rivelato fatale per il professore. La pistola usata per il delitto non apparterrebbe a quelle regolarmente denunciate dal 68enne e non è detto che sia compatibile con il bossolo calibro 6,35 ritrovato mercoledì dai carabinieri.
A mettere gli inquirenti sin da subito sulle tracce di Cesaris i filmati delle telecamere della zona in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Angeletti che immortalano l'auto del pensionato sul posto e il cellulare che aggancia le celle telefoniche di quest'area al momento del delitto. I carabinieri avrebbero acquisito anche delle conversazioni e messaggi telefonici tra il pensionato e la ricercatrice.
Intanto ieri il giudice, nel convalidare l'arresto, ha disposto la misura cautelare in carcere del pensionato che è ricoverato a Belcolle. Una decisione, secondo l'avvocato Andrea Fabbio. legale di Claudio Cesaris, su cui avrebbe ''il peso mediatico della vicenda''. Il difensore potrebbe proporre ricorso dal momento che, a suo giudizio, ''al momento non ci sono le esigenze della custodia cautelare in carcere''.
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