ANNO 16 n° 204
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Mario Giordano all'Ombre Festival: 'Le banche hanno più potere della politica. Serve una rivoluzione culturale'
Il giornalista presenta il libro I re di denari e denuncia la trasformazione del sistema bancario italiano: 'Oggi gli istituti fanno finanza invece di sostenere famiglie e imprese'. Commovente il ricordo del padre, storico bancario, cui è dedicato il volume

VITERBO – Il potere delle banche, il rapporto tra finanza e politica, la crisi del credito, la libertà d'informazione e il ruolo dei cittadini nel cambiamento. Sono stati questi i temi al centro dell'incontro con Mario Giordano, protagonista di una delle serate più partecipate dell'Ombre Festival, dove ha presentato il suo ultimo libro I re di denari. Intrighi, segreti e potere dei signori delle banche.

Un confronto che ha alternato analisi economiche, racconti personali, ironia e momenti di forte intensità emotiva, davanti a un pubblico che ha seguito con attenzione oltre un’ora di dibattito.

'Le banche non fanno più le banche'

Il cuore dell'intervento è stato dedicato alla trasformazione del sistema bancario italiano.

Secondo Giordano, negli ultimi anni gli istituti di credito hanno progressivamente abbandonato la loro funzione originaria di sostegno all'economia reale.

«La banca nasce per raccogliere il risparmio e trasformarlo in credito per famiglie, commercianti e imprese. Oggi invece fa soprattutto finanza: vende prodotti finanziari, guadagna sulle commissioni e presta sempre meno denaro a chi vuole investire o acquistare una casa.»

Il giornalista ha ripercorso la scomparsa delle banche territoriali, ricordando i fallimenti e le successive acquisizioni che hanno concentrato il mercato nelle mani di pochi grandi gruppi, modificando profondamente il rapporto tra credito e territorio.

Il 'Risiko bancario' e la partita per il controllo del risparmio

Ampio spazio è stato dedicato alle grandi operazioni finanziarie che stanno interessando il sistema bancario italiano.

Giordano ha descritto il complesso intreccio tra Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Generali, sostenendo che la vera posta in gioco sia il controllo del risparmio degli italiani.

«Quella in corso è una grande partita di potere. Mediobanca è diventata il centro di questa sfida perché rappresenta il passaggio per arrivare a Generali, dove sono custoditi centinaia di miliardi di euro appartenenti ai risparmiatori.»

Nel ripercorrere la storia della finanza italiana, Giordano ha ricordato anche la figura di Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca, sottolineando quanto, a suo giudizio, il sistema sia cambiato rispetto all'epoca in cui l'istituto rappresentava il punto di equilibrio del capitalismo nazionale.

'Utili record, ma meno credito'

Tra i dati citati durante la serata, Giordano ha evidenziato come, secondo la sua ricostruzione, negli ultimi anni le banche abbiano registrato profitti record mentre sarebbero diminuiti i finanziamenti destinati a famiglie e imprese.

«Negli ultimi tre anni gli istituti hanno realizzato oltre 120 miliardi di euro di utili, mentre i prestiti sono diminuiti di circa 60 miliardi. È il segno di un sistema che preferisce la finanza al credito.»

Il giornalista ha inoltre criticato il funzionamento dei tassi d'interesse, sostenendo che gli aumenti decisi dalla Banca Centrale Europea si riflettano rapidamente sui mutui, mentre la remunerazione dei depositi rimarrebbe molto più contenuta.

'Le banche hanno più potere della politica'

Uno dei passaggi più significativi dell'incontro ha riguardato il rapporto tra sistema bancario e istituzioni.

Secondo Giordano, il tentativo del Governo di introdurre la tassa sugli extraprofitti bancari dimostrerebbe quanto sia difficile incidere sugli interessi del settore.

«Quando la politica prova a intervenire contro determinati interessi, emerge il vero potere delle banche. Alla fine quella misura è stata, nei fatti, svuotata.»

Una riflessione che il giornalista ha collegato anche al ruolo dell'informazione.

«Si parla continuamente di alcuni casi di cronaca, ma temi che incidono direttamente sulla vita economica delle famiglie ricevono molto meno spazio. Eppure riguardano i soldi, i mutui, i risparmi e il futuro di tutti.»

'Il cambiamento nasce dalla consapevolezza'

Pur denunciando quello che considera uno squilibrio di potere, Giordano ha escluso che la soluzione possa arrivare soltanto dalla politica o dalla magistratura.

Secondo il giornalista, il primo passo è culturale.

«Le leggi da sole non bastano. Prima bisogna conoscere i problemi. Le cose cambiano quando i cittadini smettono di considerarle normali e iniziano a pretenderne la soluzione.»

Per spiegare il concetto ha richiamato alcuni esempi del passato, come il dibattito sui costi della politica o il cambiamento culturale sul divieto di fumare nei luoghi pubblici, sostenendo che le riforme più durature nascono prima nella coscienza collettiva e solo successivamente nelle leggi.

'Non è invidia sociale, ma indignazione'

Nel finale del confronto è stato affrontato anche il tema delle grandi ricchezze.

Giordano ha chiarito di non essere contrario alla ricchezza in sé.

«La ricchezza è il premio del lavoro e dell'impresa. Il problema nasce quando diventa sproporzionata o costruita sulle spalle dei cittadini. Non è una questione di invidia sociale, ma di giustizia.»

Ha quindi raccontato anche il prezzo personale pagato per il proprio lavoro giornalistico, ricordando le numerose cause civili e richieste di risarcimento ricevute nel corso degli anni, che considera strumenti capaci di esercitare una forte pressione su chi affronta argomenti scomodi.

Il ricordo del padre commuove il pubblico

L'incontro si è concluso con il momento più emozionante della serata.

Giordano ha letto la dedica che apre I re di denari, rivolta al padre, storico dipendente della Banca Nazionale dell'Agricoltura.

Con voce visibilmente commossa ha ricordato l'immagine della banca vissuta durante l'infanzia.

«Per me la banca era una cattedrale. Era il luogo dove lavorava mio padre, dove i conti tornavano sempre, dove il rigore e il rispetto delle persone erano valori assoluti. Oggi faccio fatica a riconoscere quel mondo.»

Un ricordo personale che ha trasformato una riflessione economica in una testimonianza familiare, accolta da un lungo applauso del pubblico del Cortile di Palazzo dei Priori.

L'incontro si è chiuso con un invito alla partecipazione e alla conoscenza.

«Le cose cambiano quando le persone iniziano a parlarne, a comprenderle e a non accettarle più come inevitabili», ha concluso Giordano, indicando nella consapevolezza dei cittadini il primo passo per affrontare le trasformazioni del sistema bancario e finanziario italiano.



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