ANNO 16 n° 190
Remigrazione, Ombre e la pedagogia nera. Raimo: 'non normalizziamo l'antidemocrazia'
Il festival di Viterbo e lo striscione a piazzale Gramsci rimbalzano sulla stampa nazionale
Fabio
09/07/2026 - 07:28
di Fabio Tornatore

di Fabio Tornatore

VITERBO - Rimbalza sulle pagine della stampa nazionale lo striscione con la parola 'remigrazione' affisso a piazzale Antonio Gramsci, a Viterbo, insieme a Ombre festival e alla presentazione del libro di Giuseppe Cruciani, nella prima serata. Ne parla lo scrittore, e finalista del Premio Strega, Christian Raimo sulle pagine del quotidiano Domani, pubblicato ieri 8 luglio. 'Non si possono normalizzare valori antidemocratici' racconta Christian Raimo intervistato da ViterboNews24.

Lo scrittore racconta nell'articolo la serata di apertura di Ombre festival, evento pagato con soldi pubblici, nella quale l'ospite, Giuseppe Cruciani, 'normalizzava' un presunto reato ai danni di una diciassettenne: tutto inizia alcuni giorni prima, con un difensore della Nazionale di calcio indagato per prostituzione minorile nell'inchiesta dei festini con escort organizzati per i calciatori di Serie A, la ragazza aveva 17 anni.

'La sindaca, come il pubblico folto, ha assistito alla serata inaugurale del principale festival culturale cittadino ascoltando Cruciani, dal palco pagato in buona parte con denaro pubblico' scrive Christian Raimo 'liquidare così la questione: dove sta il problema se ci sono agenzie che reclutano, tra virgolette, una ventina di ragazze più o meno belle? E anche: quelle ragazze non costrette sono loro a andare a cercare quella situazione. Lei non ha detto nulla, non ha preso le distanze. Nemmeno rispetto al resto dello spettacolo di Cruciani, una presuntamente ironica normalizzazione dei discorsi razzisti, omofobi, di maschilismo tossico, eccetera, con la prevedibile lagna del politicamente corretto. Cruciani ha rivendicato di non aver usato nel suo libro la parola remigrazione, ma di condividerne il senso della battaglia politica. Non serviva: a pronunciarla in modo plateale, a cinquecento metri da quel palco, in piazzale Gramsci, campeggia da settimane uno striscione con scritto proprio 'Remigrazione', issato dal comitato locale legato a Luca Marsella, esponente della destra neofascista. Il comune ne ha ordinato la rimozione il 15 giugno, ordinanza numero 409. Il comitato ha risposto pubblicamente che non ottempererà. Lo striscione è ancora lì'.

'Questo milieu culturale è un problema di sistema' continua più avanti l'articolo 'Si spaccia per pluralismo quello che è un palcoscenico dove non soltanto l'irrisione dei valori costituzionali e democratici ha spazio, ma anche soldi. Ce lo ricordiamo facilmente, già nel 2024 Ombre ha ospitato Roberto Vannacci, nonostante l'appello indignato di undici associazioni del territorio, da Arcigay alla Casa delle donne, che parlavano di legittimazione di narrative xenofobe e razziste. Nessuno ne ha pagato il prezzo'.

'fuori uno striscione neofascista sfida impunito un'ordinanza comunale' si continua a leggere nell'articolo 'Significa che la legalità,  parola totem del festival, vale per i barbieri del centro (tutti extracomunitari e tutti chiusi per irregolarità, con grande risalto mediatico, la sindaca in prima fila, nelle ultime settimane), ma non per la  Fortezza di piazzale Gramsci, non di fatto per chi vorrebbe deportare gli stranieri'.

'Non si possono normalizzare i valori antidemocratici' spiega Christian Raimo intervistato da ViterboNews24 'la libertà di espressione non può essere usata come veicolo, in un evento pubblico, un salone del libro o un festival, per proclamare opinioni antidemocratiche, come il razzismo, l'omofobia, il sessismo. Di opinioni ognuno ha la sua ed è legittimo, ma in un contesto pubblico non si portano opinioni ma tesi'.






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