ANNO 16 n° 168
'Madonna di Trevignano, è stato un percorso faticoso, ma il decreto non è un atto punitivo'
Il vescovo Marco Salvi sulle presunte apparizioni: 'Nelle parole di Cardia la visione di un Dio che giudica e condanna'
Alessandra
13/03/2024 - 06:58
di Alessandra Sorge

 

CIVITA CASTELLANA - 'Il decreto emesso nei confronti dei fatti di Trevignano non è un decreto di condanna, ma bensi di comunione e conversione con tutte le persone coinvolte, anche con la stessa Gisella Cardia'. A dichiarlo è il vescovo Marco Salvi nella trasmissione tv 'Ai confini del sacro' in onda su Tv 2000.

Il titolare della diocesi di Civita Castellana riepiloga cosi i fatti che, a partire delle presunte apparizioni della Madonna a Gisella Cardia a Trevignano, hanno portato alla stesura del decreto sulla Constat de non supernaturalitate, che nella chiesa cattolica rappresenta la formula dubitativa al termine di un procedimento canonico.

'E'stato un periodo molto faticoso - ha detto il vescovo al microfono del giornalista David Murgia - la pressione mediatica è stata importante, ma grazie al lavoro della commissione diocesana e con la preghiera siamo riusciti ad andare avanti e fare un lavoro molto serio, arrivando ad affermare la non soprannaturalità del fenomeno'.

Ecco dunque che sulla base del giudizio della commissione e dello stesso vescovo, la chiesa locale mette la parola 'fine' al fenomeno, invitando al contempo i fedeli e gli stessi sacerdoti ad astenersi dall'organizzare e partecipare ad incontri che diano per certa e indubitabile la veridicità sovrannaturale degli eventi di Trevignano, mentre per Gisella Cardia la disponibilità a compiere un percorso di purificazione.

Ma cosa succede se il decreto viene ignorato? 'Non so - continua Marco Salvi - cosa ci sia nel cuore di queste persone e con molta probabilità proseguirà anche una qualche forma di rivendicazione sulla veridicità del proprio fare e del proprio sentire. Per quanto riguarda i sacerdoti sarà mio compito segnalare e avviare un'indagine previa. Questo decreto, sebbene interdica qualsiasi uso, sia pastorale che liturgico del titolo 'Madonna di Trevignano', non ha l'aspetto di coercizione o di punizione, ma è un invito a trovare una strada dentro la comunione ecclesiale e nello stesso tempo dare una prospettiva pastorale giusta senza escludere nessuno, anche chi ha sbagliato. Vuole essere un cammino di avvicinamento e di conversione nella vita della chiesa e una possibilità di ritrovare una relazione anche con la presunta veggente, con piena disponibilità ad un rapporto che si può ricostruire insieme'.

Un rapporto che, secondo il vescovo si può ricucire attraverso un processo di purificazione: 'I messaggi di Cardia da un punto di vista teologico sono preoccupanti, c'è una sorta di millenarismo che fa emergere la visione di un Dio che giudica e condanna, e non di un Dio salvatore. Il caso della Madonna di Trevignano - ha rimarcato il vescovo Salvi - ha sollevato, a mio parere, la possibilità di una delegittimazione della Chiesa e di papa Francesco. Di fronte alle apparizioni, solitamente il veggente si 'ritira' per la grandezza del dono ricevuto, in questo caso c'è stata una vera e propria esposizione mediatica. Ho incontrato e parlato con Gisella Cardia, invitandola a fare un passo indietro, ma la mia preghiera non è stata accolta'.

Come pare non sia stata accolta la sentenza del decreto da parte della stessa Cardia che replica: 'Nessuno può vietare alle persone di venire a pregare nel Campo delle rose, tantomeno il vescovo. La nostra associazione è riconosciuta dallo stato italiano e chi ne fa parte è assolutamente libero di scegliere”.

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