ANNO 16 n° 292
Castagna: il pane dei poveri che oggi chiamano superfood
Rubrica 'L'agronomo con il carrello' a cura di Donato Ferrucci e Nicolò Passeri
Serena
19/10/2026 - 15:43
di Serena D'Ascanio

Per secoli ha sfamato intere comunità montane, sostituendo cereali e farine quando questi erano difficili da reperire. Oggi la castagna torna protagonista delle tavole autunnali, riscoperta per le sue caratteristiche nutrizionali e spesso promossa con il moderno appellativo di superfood. Un bel salto di reputazione per quello che un tempo veniva chiamato semplicemente “pane dei poveri”.

La storia della castagna accompagna quella delle popolazioni dell'Appennino e delle Alpi. Il castagno (Castanea sativa Mill.) era considerato un vero albero del pane: i suoi frutti, consumati freschi, essiccati o trasformati in farina, garantivano una riserva alimentare durante l'inverno. La coltivazione ha modellato paesaggi, economie e tradizioni gastronomiche, dando origine a preparazioni che spaziano dalle zuppe al castagnaccio, fino ai più raffinati marron glacé.

Dal punto di vista botanico, la castagna è un frutto secco racchiuso, insieme ad altri eventuali frutti, nel caratteristico riccio spinoso. La sua composizione, tuttavia, la distingue nettamente dalla maggior parte della frutta in guscio. Mentre noci, mandorle e nocciole accumulano prevalentemente grassi, la castagna contiene soprattutto carboidrati, in particolare amido, e una quantità di lipidi decisamente inferiore. Per caratteristiche nutrizionali somiglia quindi più a un cereale o a un tubero che a una mandorla.

Anche l'apporto energetico è differente: 100 grammi di castagne fresche forniscono indicativamente 160-200 kilocalorie, contro le oltre 600 delle nocciole. Contengono inoltre fibre, potassio e vitamine del gruppo B. Sono naturalmente prive di glutine, caratteristica che rende la loro farina interessante anche per l'alimentazione delle persone celiache, purché siano evitate contaminazioni durante la lavorazione. L'etichetta di superfood, per quanto suggestiva, non identifica però una categoria scientifica: il valore della castagna risiede nella sua particolare composizione e nel ruolo che può assumere in un'alimentazione equilibrata.

Sul piano agronomico, il castagno predilige terreni profondi, ben drenati e tendenzialmente acidi, mentre soffre i ristagni idrici e i suoli fortemente calcarei. La castanicoltura italiana conserva una particolare importanza nelle aree collinari e montane, dove contribuisce al reddito agricolo, alla gestione del territorio e alla conservazione di paesaggi storici. Anche il Viterbese, con i castagneti dei Monti Cimini, custodisce una tradizione produttiva di particolare rilievo.

Al momento dell'acquisto, le castagne devono presentarsi sode, pesanti rispetto alle dimensioni, con buccia integra e lucida, senza fori, muffe o zone molli. A differenza di noci e nocciole, contengono molta acqua e sono facilmente deperibili. La conservazione richiede quindi attenzione: per periodi brevi è preferibile il frigorifero, mentre essiccazione e trasformazione consentono di prolungarne la disponibilità.

La cottura, infine, modifica la struttura dell'amido, rendendolo più digeribile e contribuendo alla consistenza farinosa e alla dolcezza che caratterizzano castagne bollite e caldarroste. Due preparazioni semplici che, ancora oggi, restituiscono a questo frutto il suo posto nella cucina autunnale.

 

 





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