ANNO 16 n° 71
Il soldatino della primavera: l'asparago e la fretta di esistere
Rubrica 'L'agronomo con il carrello' a cura di Donato Ferrucci e Nicolò Passeri
Serena
12/03/2026 - 17:02
di Serena D'Ascanio

Il giovedì tra i banchi del mercato: esploriamo il DNA di ciò che mangiamo con la nostra Rubrica 'L'Agronomo con il carrello' a cura di Nicolò Passeri e Donato Ferrucci. 

Oggi andiamo a scovare nel supermercato lui, il soldatino spunta come una matita, cresce in dodici ore e nasconde un segreto matematico sotto terra. Ecco perché l'asparago è il vero cronometro della natura.

(Dott.re Nicolò Passeri - Agronomo)

Se dovessimo scegliere un ortaggio che annuncia la primavera senza mezze misure, sarebbe lui: l’asparago. Spunta dalla terra ancora un po’ intorpidita dall’inverno come una matita verde ben appuntita, tutto dritto e compatto, con quell’aria da “sono arrivato prima di tutti”. E in effetti è proprio così: l’asparago è il primo a farsi vedere quando il terreno supera i 10–12 gradi, come se avesse un termometro personale sotto terra. Botanicamente parliamo di Asparagus officinalis, una pianta perenne che ha una particolarità affascinante: noi mangiamo il suo germoglio, cioè l’inizio della storia, non la fine. È come se leggessimo solo il primo capitolo di un romanzo e poi chiudessimo il libro.

(Dott. Donato Ferrucci - Agronomo)

Sotto il terreno vive la cosiddetta “corona”, un intreccio di rizoma e radici carnose – simpaticamente chiamate “zampe” – che ogni anno accumula energia e, al momento giusto, spinge verso l’alto questi turioni che possono emergere anche in dodici ore. Dodici ore. Il tempo di distrarsi un attimo e lui è già cresciuto. Se non lo raccogliamo in tempo, la punta si apre, le brattee si allargano e l’asparago perde quell’aria elegante da soldatino in parata. Se lo lasciamo fare, poi, continua a crescere fino a diventare una pianta alta anche un metro e mezzo, con una chioma leggera e vaporosa che nulla ha a che vedere con il germoglio compatto che mettiamo nel piatto. A fine stagione produce anche piccole bacche rosse, ma quelle non finiscono in cucina: servono alla pianta per riprodursi e prepararsi all’anno successivo.

Il colore? Non è una questione di carattere ma di luce. Il verde cresce alla luce e produce clorofilla, il bianco viene coltivato sotto cumuli di terra che lo tengono al buio – e quindi pallido – mentre il violaceo deve le sue sfumature a pigmenti naturali che compaiono in particolari condizioni ambientali. In pratica, l’asparago cambia look a seconda di quanto prende il sole. Con il passare delle settimane e l’aumento delle temperature, i turioni tendono a diventare più sottili, un po’ meno intensi nei colori, quasi a dirci che la stagione sta avanzando e che non conviene tirare troppo la corda.

Dal punto di vista nutrizionale è uno di quegli ortaggi che sembrano dire “poco peso, tanta sostanza”: poche calorie, buona presenza di fibre, folati, vitamina K e composti antiossidanti. Contiene inulina, una fibra che fa felice il nostro intestino, e ha proprietà diuretiche naturali. E sì, diciamolo con serenità: può lasciare un odore particolare dopo il consumo. Non è magia, è chimica. E no, non succede a tutti allo stesso modo: anche qui la natura ama variare.

La sua storia è antichissima: lo conoscevano già gli Egizi, lo apprezzavano Greci e Romani, e per secoli è stato considerato un alimento raffinato, quasi aristocratico. Oggi lo troviamo nel banco dell’ortofrutta tra i prodotti freschi di stagione, con raccolta concentrata in primavera nell’emisfero nord, tra febbraio e giugno. Non è un ortaggio “per tutto l’anno” senza conseguenze: la sua produzione segue un ciclo preciso e richiede equilibrio tra raccolta e riposo vegetativo. Dopo qualche settimana di tagli, infatti, la pianta deve essere lasciata libera di svilupparsi, fotosintetizzare e accumulare riserve per l’anno successivo. È una questione di rispetto agronomico: se esageriamo oggi, paghiamo domani.

Forse è proprio questo il suo fascino. L’asparago non è un prodotto da scaffale infinito, è un’apparizione stagionale. Arriva, si fa notare, profuma di primavera e poi si ritira con discrezione, lasciando la pianta crescere in silenzio per mesi. È un ortaggio che ci ricorda che i cicli esistono, che non tutto è disponibile sempre e comunque, e che a volte le cose migliori hanno una durata limitata. E quando lo vediamo spuntare, dritto e fiero nel nostro carrello, sappiamo che una stagione nuova è davvero cominciata.

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