ANNO 16 n° 253
Caso Ciorba, tanto rumore per nulla
Voto sulla delibera dei revisori riconti rinviato, dopo il solito teatrino

VITERBO – Un attimo di distrazione e tac. La maggioranza si sfibra, e per non rischiare figure peggiori accetta (abbozza) di discutere e votare a delibera di nomina di Lorenzo Ciorba a presidente del collegio dei revisori dei conti. Nessun problema: il professionista è serio e stimato, peccato che sia anche il padre di Marco, presidente del consiglio comunale (il quale non appena si deve discutere il caso esce dall'aula, giustamente). Il rapporto di parentela non è andato giù all'opposizione sin dall'inizio, e poco importa che sulla regolarità della nomina (per sorteggio) si sia espressa persino la Prefettura, di solito riservatissima. La questione si deve discutere in aula, uil consiglio agisce da passacarte di nomine altrui, sempre megliol della vecchia legge, però, che aveva dato vita a mostri burocratici tipo moglie revisore e marito assessore (o viceversa).

Così, dopo che la scorsa settimana il punto era stato dribblato da una maggioranza in stile Messi, stavolta non sin po' scappare. E persino il tentativo kamikaze di Livio Treta (lista civica per i diritti) di anticipare un altro argomento, la rotatoria sulla Cassia, è respinto. La conferenza dei capigruppo aveva già deciso alla vigilia che l'ordine dei lavori non sarebbe mutato, e così è stato.

Tocca a Forza Italia introdurre il tema: ''Entriamo coi piedi nel piatto – dice Giulio Marini – Mi rendo conto che tutti i parerti a pie' di delibera siano favorevoli, ma anche la carta d'avviso pubblico dell'autorità nazionale anticorruzione raccomanda di evitare rapporti di parentela''. De Domincis (Cinque Stelle) Ci mette il carico da undici: ''Se si fosse trattato di un semplice consigliere comunale, pace: basterebbe che uscisse dall'aula ogni volta che si profila un minimo conflitto di interesse, o almeno parentale. Ma parliamo del presidente del consiglio, un ruolo che ha rapporti diretti, per legge, con i revisori dei conti. E visto che abbiamo aderito alla carta d'avviso pubblico, questo aspetto va evidenziato. Di più, il conflitto riguarda sia il figlio che il padre, lo dice anche la carta di Pisa, approvata da questa assemblea''. Insomma, se una volta il conflitto d'interesse era affare dei Filippo Rossi e dei Barelli, stavolta siamo a livelli famigliari. Un evidente salto di qualità.

A porre fine alla questione basta il parere del segretario generale Francesca Vichi, praticamente una sentenza: ''Le condizioni di incompatibilità sono quelle previste dalla legge. E valgono soltanto per amministratori che abbiano ruoli esecutivi, quindi membri della giunta. Il presidente del consiglio non c'entra. La segnalazione di Cantone? E' una segnalazione, e comunque non fa menzione di incompatibilità che riguardino un organo di revisione''. Semmai, l'unica incompatibilità riguarda i compensi dei revisori (l'oggetto della delibera di giunta della quale si discute) ed è per questo che oggi Ciorba junior è uscito. 

Treta ci mette il carico da undici: ''La nomina dei revisori la fa la Prefettura, per sorteggio. Noi ratifichiamo e basta. Vediamo di avere un  parere preciso, e dunque rimandiamo la votazione''. Anche il sindaco Michelini sposa questa teoria, così come Tofani.

Ma perché però non si vota, qui e subito? Forse perché in maggioranza non sono tutti d'un sentimento? Allora meglio rinviare, in attesa di mettere d'accordo anche eventuali franchi tiratori (per esempio nel Pd, per sempre in una certa parte del Pd). E un rinvio sarebbe provvidenziale, anche perché il prossimo consiglio sarà dedicato a Moltoni e poi se ne riparlerà almeno a metà gennaio.

Si sono fatte le nove, fa un freddo cane, e si vota il rinvio in attesa del parere. Approvato con 15 voti di maggioranza, 12 contrari e 2 astenuti.

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