ANNO 16 n° 169
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L'avvocato Enrico Valentini
''30 coltellate non bastano per dichiarare crudele il delitto''
Ridotto a 17 anni di reclusione la pena all'ergastolo inflitta a De Vito

VITERBO – Trenta coltellate inflitte a una donna inerme di 29 anni, sotto gli occhi atterriti della figlioletta di 13 mesi, non bastano a configurare un omicidio crudele. Questa la sconcertante motivazione della sentenza emesse dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma il 23 maggio 2013, che ha ridotto a 17 anni di reclusione la pena dell’ergastolo inflitta in primo grado a Giorgio De Vito, il 38enne responsabile del delitto di Marcella Rizzello, avvenuto a Civita Castellana la mattina del 13 febbraio 2013. Una sentenza che la procura generale della Repubblica aveva deciso di impugnare ancor prima di conoscere le motivazioni.

Ad avviso dei giudici d’appello non sarebbe provata ''la volontà di infliggere alla vittima un patimento ulteriore rispetto al mezzo che sarebbe sufficiente a eseguire il reato''. E ancora, ''la mera reiterazione dei colpi inferti alla vittima non è una condotta rilevante ai fini della configurazione dell’aggravante''. Le trenta coltellate inflitte alla Rizzello, secondo gli estensori della sentenza, sarebbero solo indicative della ''concitazione legata al dolo d’impeto, finalizzata a vincere la resistenza della vittima''. E anche la bottiglia posta tra le gambe della giovane una volta morta dissanguata, dopo averle abbassato i pantaloni del pigiama, non sarebbe indice di crudeltà. Semmai, ritengono i giudici d’appello, dimostra solo ''l’insensibilità dell’imputato''. Non ci sarebbe quindi stata ''l’inaudita furia omicida'' per la quale la Corte d’Assise di Viterbo aveva inflitto l’ergastolo a De Vito.

In virtù della cancellazione dell’aggravante della crudeltà, De Vito ha ottenuto una considerevole riduzione di pena che, sommata allo ''sconto'' dovuto al processo con il rito abbreviato e alle attenuanti generiche concesse in primo grado, hanno fatto scendere a 17 anni la reclusione inflitta.

Tuttavia, il suo difensore, l’avvocato Enrico Valentini, pur dicendosi soddisfatto della sentenza d’appello, ha annunciato che proseguirà la battaglia in Corte d’Assise. A suo avviso dovrebbe essere stabilito se De Vito, al momento di compiere il delitto, fosse in grado di intendere e di volere. Inoltre, andrebbe chiarito il ruolo della polacca Mariola Michta, che ha confessato  e poi ritrattato di essere entrata in casa di Marcella Rizzello insieme al suo ex compagno per compiere un furto e di aver assistito all’omicidio. Confessione per la quale fu condannata a 18 anni di reclusione. Successivamente, però, fu accertato che la mattina del 13 febbraio 2010 era a Roma per una visita ortopedica alla mano. Tanto da essere stata assolta dalla Corte d’Appello per non aver commesso il fatto. Ma dopo aver ritrattato la prima confessione, la Michta si è sempre avvalsa della facoltà di non rispondere. Secondo l’avvocato Valentini, però, la donna avrebbe molto da dire su quella tragica mattina.

Al contrario, i familiari della giovane assassinata, che già subito dopo la lettura della sentenza d’appello si dissero indignati, hanno appreso con sgomento le motivazioni. E ora stanno valutando con i loro legali le eventuali iniziative da intraprendere.

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