ANNO 16 n° 169
Delitto Rizzello, alle 14 il verdetto
Giudici togati e giuria popolare in camera di consiglio
09/05/2012 - 11:00

VITERBO – (ale.s.) Alle 14 in punto la Corte d’Assise scioglierà le riserve e si conoscerà il destino di Giorgio De Vito, accusato dell'efferato omicidio di Marcella Rizzello.

L’udienza di questa mattina è durata una mezz’oretta, il tempo, da parte degli avvocati di parte civile, di fare alcune precisazioni.

Contrario alla richiesta della difesa di applicare la diminuente , in particolare, l’avvocato Fabrizio Ballarini, legale di Francesco Vincenzi (compagno della vittima). Essendo stato dichiarato “capace di intendere e volere” da entrambe le perizie psichiatriche cui è stato sottoposto (De Vito è sul banco degli imputati anche per tentato omicidio in un altro procedimento giudiziario) “non ci sono ragioni valide per concedere il beneficio della diminuente”, ha detto Ballarini citando una sentenza della Corte costituzionale a Sezione Unite.

Del resto, oltre che sulla scena criminis, anche “sotto l’unghia della mano destra di Marcella – ha spiegato l’avvocato Stefania Sensini (che rappresenta la piccola Giada) - il professor Potenza ha rilevato elementi biologici riconducibili all’imputato”. Per accusa e parti civile, dunque, il quadro probatorio è chiaro e dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che ad aver ucciso la giovane mamma di Civita Castellana quella mattina del 3 febbraio 2010, è stato De Vito.

Antonio Rizzello, legale di Pasquale e Marco Rizzello (padre e fratello della vittima), infine, ha sostenuto che “le ricostruzioni fatte dalla difesa (durante l’arringa di lunedì scorso, ndr) non devono insinuare dubbi nella Corte perché soltanto ipotetiche e non supportate da elementi scientifici”.

“Non ho mai negato la presenza di De Vito in casa Rizzello. Farlo sarebbe un oltraggio all’intelligenza”, ha detto infine l’avvocato Enrico Valentini, ribadendo tuttavia i forti dubbi sul quel dna rinvenuto nella villetta in via dei Latini “incompatibile sia con il profilo genetico di Marcella sia con quello dell’imputato”.

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