ANNO 16 n° 273
Omicidio Rizzello - Il giorno dell'accusa
Oggi la requisitoria del Pm Renzo Petroselli contro l'imputato Giorgio De Vito
02/05/2012 - 01:32

VITERBO – (f.l.) Volge al termine il processo a carico di Giorgio De Vito, il 35enne napoletano imputato per l’omicidio di Marcella Rizzello. Oggi, 2 maggio, infatti, inizia ufficialmente la fase delle arringhe finali degli avvocati di parte civile (i legali Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini) e la requisitoria del pm Renzo Petroselli, il 7 sarà il turno della difesa (l’avvocato Enrico Valentini) e per il 9 maggio, orientativamente, è prevista la sentenza.

Era il 3 febbraio del 2010 quando Marcella Rizzello, 30 anni, viene trovata senza vita nella sua villetta di via dei Latini a Civita Castellana davanti alla figlioletta di 14 mesi Giada. A scoprire il corpo della donna disteso sul pavimento, in una pozza di sangue, era stato il compagno Francesco Vincenzi, rientrato a casa per la pausa pranzo. A maggio Giorgio De Vito venne arrestato. L’operaio era stato rintracciato casualmente dopo aver accoltellato un uomo, Emiliano Liberati, per motivi di gelosia. Proprio grazie a questa circostanza, il dna di De Vito risultò essere compatibile con quello trovato in casa Rizzello e si scoprì anche l’autore dell’omicidio della donna.

In manette finì anche Mariola Henrycka Michta, all’epoca compagna di De Vito, condannata ad aprile 2011 a 18 anni di reclusione e assolta poi il 3 aprile scorso dalla Corte d’Appello di Roma ‘’per non aver commesso il fatto’’. Attualmente la Michta, dopo due anni di carcere, è ospite di un monastero della provincia, una sistemazione provvisoria consigliata proprio dal suo legale, l’avvocato Roberto Fava.

Per quanto riguarda De Vito, le ultime udienze di fronte alla Corte d’Assise di Viterbo, presieduta dal giudice Maurizio Pacioni, si sono concentrate su una sfilata di testimoni. Sono stati ascoltati una decina di testi, tra carabinieri e operatori del 118 intervenuti sulla scena criminis e vicini di casa della vittima, e tutte le deposizioni si sono incentrate sulle tracce di sangue rilevate nell’abitazione e sui reperti e il fatto che il cane di Marcella, Stella, non abbia abbaiato.

Il 18 febbraio scorso, invece, è stato ascoltato l’ultimo teste, Marco Leogrande, nemico storico di De Vito perché marito (ora ex) della donna per cui l’imputato aveva perso la testa, Luana Perria. Leogrande ha raccontato in aula di aver incontrato a Civita Castellana, pochi giorni dopo il delitto Rizzello, Giorgio De Vito, a cui avrebbe chiesto di ritirare una denuncia per lesioni personali nei suoi confronti a seguito di un furto avvenuto nel 2008 a casa della Perria per il quale Leogrande lo accusò. A quella richiesta De Vito avrebbe risposto di andarsene, altrimenti l’avrebbe ucciso così come aveva ucciso già in precedenza. A questa testimonianza è seguita la reazione incontrollata di De Vito che, dichiaratosi sempre innocente, ha tuonato in aula negando di aver mai pronunciato quelle parole.

Oggi, 2 maggio, a quasi tre mesi dall’ultima udienza e a più di due anni dal giorno in cui Marcella fu trovata esanime, riprende il processo a De Vito con le arringhe finali della pubblica accusa e degli avvocati di parte civile.

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