ANNO 16 n° 272
Delitto Rizzello, De Vito: “In carcere sto bene”
Giovedì l'arringa difensiva. Valentini:
“Il mio assistito va curato”
21/05/2013 - 04:00

VITERBO – (ale.ser.) “Giorgio De Vito è un uomo malvagio e merita l’ergastolo”. Così il procuratore generale Otello Lupacchini durante il processo in Corte d’assise d’appello a carico di Giorgio De Vito, il 38enne napoletano condannato in primo grado all’ergastolo per l’uccisione della giovane mamma di Civita Castellana Marcella Rizzello.

Perfettamente in linea con i giudici viterbesi che il 9 maggio dello scorso anno avevano emesso il verdetto, per il pg De Vito è il carnefice della povera donna assassinata con trenta coltellate davanti agli occhi della figlioletta Giada, di appena 14 mesi all’epoca del tragico accadimento, e, per questo, ha chiesto la conferma della condanna di primo grado: carcere a vita, isolamento diurno per un anno e maxi risarcimento ai familiari.

Durante l’udienza del 22 aprile scorso, la Corte capitolina aveva acquisito la perizia psichiatrica che i medici della Asl Mario Morucci (psicologo e psicoterapeuta) ed Eugenio Pascucci (medico chirurgo), e lo specialista in medicina legale Alessandro Pinnavaia effettuarono su De Vito, lasciando spazio alla possibilità di una rivisitazione della sentenza viterbese. Tanto che l’avvocato della difesa Enrico Valentini si era detto “moderatamente soddisfatto”, aggiungendo però: “Prima di fare commenti aspettiamo il verdetto”. E infatti.

Nell’aula della Corte romana, ieri, è inoltre riecheggiato il nome di Maruiola Henryka Michta, l’ex compagna di De Vito prima condannata e poi assolta dall’accusa di omicidio in concorso. Il pg è convinto che anche lei, il 3 febbraio 2010, fosse sulla scena criminis. “E’ lei stessa a confermarlo – ha detto – salvo poi ritrattare quando spunta il certificato medico del Cto”. Rilasciato alla stessa ora in cui, secondo l’esame autoptico, avvenne l’efferato delitto: tra le 11 e le 13.

Ma l’accusa non è affatto convinta e, come il suo predecessore Renzo Petroselli, Lupacchini ha sollevato il dubbio che Marcella sia stata uccisa prima di quella fascia oraria. Ipotesi che renderebbe compatibile la presenza della Michta nella villetta di via dei Latini.

Ancora. Per il pg, Stella - il pastore tedesco di Marcella e del compagno Francesco Vincenzi definito da familiari e amici “particolarmente aggressivo” - non aveva abbaiato perché “De Vito potrebbe aver indossato gli indumenti del Vincenzi”. Una ricostruzione definita “piuttosto fantasiosa” dall’avvocato Valentini.

Dopo il procuratore generale è stato il turno degli avvocati di parte civile, che hanno chiesto la conferma dell’ergastolo, perché “solo tanta cattiveria può averlo spinto ad accanirsi sulla giovane donna, sferrandole coltellate su tutto il corpo prima di finirla con un fendente alla gola”. Poi, non contento, mise una bottiglia mezza piena d’olio tra le sue gambe. Un particolare macabro riconducibile alla smorfia napoletana. “Un gesto incompiuto”. Ovvero: una presunta violenza sessuale sulla vittima che, proprio perché non riuscita, potrebbe aver istigato la furia assassina.

Il processo è stato aggiornato a giovedì prossimo. “Dopo l’arringa difensiva la Corte emetterà la sentenza”, ha detto l’avvocato Valentini, che resta convinto che De Vito vada curato. “Anche oggi era presenta in aula e mi ha detto che lui in carcere sta bene perché ha tutto quello di cui ha bisogno”. Affermazione che, per il legale, conferma la sua instabilità. Anche perché, probabilmente, non ha ancora nemmeno capito cosa significa ergastolo. (link)

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