

di Roberto Pomi
VITERBO - Talete, è il giorno delle verità. Il presidente Marcello Meroi ha convocato per oggi alle 12 la consulta d’ambito, riunione decisiva per capire in che direzione va il futuro della società di gestione del servizio idrico.
Al tavolo siedono tutti i sindaci, che sono chiamati a trovare una sintesi nella scrittura di una proposta di deliberazione con contenuto lo scottante tema della ricapitalizzazione o quantomeno della garanzia fideiussoria dei comuni stessi verso le banche che dovrebbero essere chiamate in causa nell’opera di salvataggio.
Se dall’incontro non uscirà niente di concreto, se la politica non arriverà all’incontro con già le idee chiare la strada di Talete si preannuncia in salita, con una forte anzi fortissima pendenza.
Si arriva all’incontro con un sentimento nuovo, più positivo. Quel sentimento partorito, non senza dolori, dal Comune di Viterbo durante il consiglio comunale dello scorso giovedì. In quell’occasione il maggiore azionista di Talete, Palazzo dei Priori ha in mano il 22% delle quote, ha dettato una linea d’azione in quattro punti: 1) dare mandato all’amministrazione di disporre di tutti gli atti necessari per rendere possibile rapido accesso al credito a Talete per risolvere le problematiche più urgenti; 2) chiedere alla società una fotografia chiara delle sue condizioni economiche. Una sorta di elenco certificato dei conti; 3) chiedere alla società d’individuare delle figure esterne capaci di sviluppare un piano di rilancio serio; 4) valutare la prospettiva della ripubblicizzazione una volta che la società ha raggiunto il pareggio.
I lavori della consulta d’ambito dovrebbero partire da quell’energia positiva che in questi giorni è stata fatta circolare. Energia positiva che può rivelarsi contagiosa oppure essere snobbata. Nel primo caso il tutto dovrebbe portare alla gestazione di una proposta di deliberazione, che i sindaci dovrebbero quindi fare approvare nei propri consigli comunali. Se invece il segnale dato dal comune capoluogo venisse ignorato dal resto dei sindaci le cose tornerebbero a incartarsi.
Se così fosse non ci sarebbe alcuna speranza di riuscire a pagare gli stipendi di febbraio ai 150 lavoratori, né di intervenire sul sistema idrico in caso di rotture. Insomma tutto quanto rischierebbe fortemente di finire a mare.
Notizie correlate