ANNO 16 n° 272
Oggi il verdetto d’appello per De Vito
Dopo l’arringa difensiva, la lettura del dispositivo da parte della Corte capitolina
23/05/2013 - 02:13

VITERBO – (ale.ser.) Giorgio De Vito oggi conoscerà il suo destino.

E’ prevista per questa mattina la decisione della Corte d’assise d’Appello di Roma che, subito dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Enrico Valentini, si riunirà in camera di consiglio per confermare o, al contrario, ribaltare la sentenza di primo grado emessa dai giudici viterbesi presieduti da Maurizio Pacioni. Gli stessi che, il 9 maggio di un anno fa, avevano condannato il 38enne al carcere a vita per l’efferato omicidio di Marcella Rizzello; la giovane mamma di Civita Castellana, uccisa con trenta coltellate davanti agli occhi della figlioletta Giada. Era il 3 febbraio 2010 e la bambina aveva quattordici mesi appena.

Durante l’udienza di lunedì scorso, il procuratore generale Otello Lupacchini, perfettamente in linea con il suo predecessore Renzo Petroselli, aveva definito De Vito “malvagio” riconoscendolo quale autore materiale dell’uccisione della povera donna e, quindi, chiedendo la conferma dell’ergastolo. Così come le parti civili.

Una doccia fredda per la difesa che, seppur cauta, si era detta “moderatamente soddisfatta”, dopo l’acquisizione da parte della Corte d’Appello capitolina della perizia psichiatrica secondo cui, De Vito, non sarebbe “persona equilibrata nel gestire i suoi stati emozionali in circostanze particolari”.

“Evidentemente non è stata presa in considerazione”, aveva detto l’avvocato Enrico Valentini dopo la requisitoria del pg Lupacchini.

Oggi, comunque, il legale è pronto a farsi sentire. A partire dal vissuto del suo assistito a dir poco drammatico, con un padre mai conosciuto, l’abbandono della madre naturale da piccolissimo e l’abuso da parte di alcuni coetanei quando frequentava le scuole medie. E, così come fu durante l’arringa del 7 maggio 2012, Valentini cercherà di dimostrare che “De Vito è una persona malata e, come tale, deve essere curata e non condannata”.

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