ANNO 16 n° 273
Fioroni: ''Nel messaggio
di altissimo profilo
del Presidente Mattarella
l'insegnamento di Moro''
04/02/2015 - 00:00

ROMA - ''Il neo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pronunciato davanti al Parlamento un bellissimo discorso, di alto profilo costituzionale ed etico. Soprattutto ha sottolineato la necessità che i cittadini possano tornare a rispecchiarsi nelle istituzioni, le quali devono lavorare per il bene comune e la dignità delle persone. In questo monito, così come in ogni riga del suo messaggio, abbiamo sentito l'insegnamento di Aldo Moro''. Così Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione d'inchiesta sul caso Moro, ha commentato a caldo il discorso del neo capo dello Stato.

Fioroni, insieme con Bruno Tabacci, entrambi democristiani doc, sono stati gli unici a dirlo esplicitamente, ma in tanti con i capelli sale e pepe lo hanno pensato ieri mentre Sergio Mattarella riusciva a riaccende il senso comunitario del Parlamento, cercando un minimo comun denominatore.  Se visto in controluce, il discorso d'insediamento rinvia a un insegnamento e a una tragedia che ha pesato molto nella vita del Presidente della Repubblica, quella di Aldo Moro.

Pur non citato, l'uomo dei 55 giorni è stato ben presente in quei 35 minuti di discorso, anzi ne ha costituito il polo di riferimento culturale, politico, etico e generazionale. Mattarella ha fatto politica nella corrente morotea e suo fratello, Piersanti, fu allievo di Moro all'università; era inevitabile.

Ma ieri c'è stato un di più che i due Dc doc hanno colto subito. Dopo Fioroni è stata la volta di Tabacci, che è ancor più netto: 'Un discorso sobrio ed efficace - ha sottolineato-, carico di cultura istituzionale e costituzionale e di valori etici e morali. Il presidente Mattarella non ha avuto bisogno di citare Aldo Moro perché era presente in ogni riga del suo discorso''.

Mattarella, anni fa, da vice Presidente del Consiglio parlò chiaro sulla vicenda e quelle parole oggi possono spiegare il senso politico di certi richiami e riferimenti: 'Sul caso Moro - disse - ci siamo accontentati della verità giudiziaria. Ci siamo fermati lì... Invece si può e si deve cercare ancora. Ci sono ex brigatisti irriducibili, altri oggi in libertà che verosimilmente sanno e non dicono, che potrebbero far luce sui giorni del rapimento e invece non parlano. Ma non ci fermeremo. Perché ritengo che non saremo davvero padroni del nostro Paese finché non riusciremo a capire per intero le ragioni della morte di Moro'.

Parole del 1999, che riecheggiano quelle dette poche settimane dopo la morte di Moro, nell'agosto del 1978, da un altro siciliano, Leonardo Sciascia: ''L'Italia è un paese senza verità: bisogna rifondare la verità, se si vuole rifondare lo Stato. Se non riusciamo ad arrivare alla verità sul caso Moro siamo davvero perduti. E' stato un delitto che ci ha tutti coinvolti: ognuno ha le sue responsabilità, con le proprie colpe. Ma siccome nella fattoria degli animali tutti sono uguali e però ci sono più uguali degli altri, bisogna di fronte al caso Moro cercare quelli che sono più colpevoli degli altri, più degli altri responsabili''. 

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