

VITERBO – ''Papa Paolo VI tentava di arrivare a un accordo con le Brigate rosse. Un giorno, poco prima della morte di Moro, 'Gino' ci fece vedere che aveva pronti dieci miliardi di lire in dollari per il riscatto'. Un altro uomo dei servizi, tal 'Gino', è entrato da ieri nella complicatissima trama del sequestro e dell'assassinio del leader della Democrazia Cristiana. A svelare l'esistenza di 'Gino' e il suo ruolo è stato monsignor Fabio Fabbri, vice ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane dal 1977 al 1999, ascoltato ieri nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo, nell'ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia.
Come ha svelato egli stesso ai giudici, monsignor Fabbri, nei giorni scorsi, si è rivolto a 'Gino' per capire se doveva per forza deporre al processo di Palermo. Il sacerdote ha spiegato che avrebbe voluto evitare di deporre sugli stessi temi affrontati durante il processo al generale Mario Mori per favoreggiamento aggravato. ''Mi è stata consegnata la citazione dalla Dia di Firenze due giorni fa - ha dichiarato - e siccome ieri cominciava la Quaresima e avevo problemi ad allontanarmi da Siena, mi sono rivolto a questo amico che credo appartenga ai servizi segreti''.
Alla domanda su chi fosse questo amico, monsignor Fabbri ha risposto: ''E' la persona che tanti anni fa mi controllava durante il caso Moro. Si chiama 'Gino', e lo conobbi dopo che il caso Moro fu chiuso''.
Il monsignore ha anche ricordato perché 'Gino' lo controllasse ai tempi del caso Moro: ''Sapeva che ero l'uomo di Cesare Curioni, ex capo dei cappellani nelle carceri, e che ci eravamo interessati al caso Moro – ha sottolineato - perché Paolo VI tentava di arrivare a un accordo con le Br. Un giorno, poco prima della morte di Moro, 'Gino' ci fece vedere che aveva pronti dieci miliardi di lire in dollari per il riscatto''.
Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro, appreso delle dichiarazioni rese da monsignor Fabbri ha commentato: ''Le sue parole sui 55 giorni del sequestro Moro ci impongono di proseguire con determinazione nel nostro lavoro per dare risposte ai tanti quesiti ancora aperti sulla morte di Moro, sicuri di poter contare sulla collaborazione di tutti e della Santa Sede, a cui va il nostro ringraziamento per la costante disponibilità''.
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