ANNO 16 n° 273
''Fanghi, la nostra battaglia continua''
Il presidente del Comitato Montefiascone senza fanghi: ''Serve una normativa''
18/04/2016 - 02:01

di Chiara Ciripicchio

MONTEFIASCONE - Dopo il consiglio provinciale di mercoledì scorso e la conseguente decisa presa di posizione della Provincia in merito alla questione fanghi, le possibilità che il progetto della Solemme spa, per la realizzazione di un impianto di stoccaggio e trattamento fanghi prodotti dalle acque reflue urbane a Montefiascone, vada in porto appare decisamente più remota. C’è però chi preferisce non adagiarsi sugli allori e continuare a portare avanti la propria battaglia: stiamo parlando dei cittadini montefiasconesi.

''La raccolta firme per dire no alla realizzazione dell’impianto in località Madonnella-Le Grazie continua. Almeno fino a quando questa vicenda non si potrà dire realmente conclusa'' afferma con decisione Alessandro Scoponi, presidente del Comitato Montefiascone senza fanghi.

Così come prosegue la raccolta firme, sottoscritta già da più di 4000 cittadini, proseguono anche gli incontri informativi organizzati proprio dal Comitato con l’obiettivo di informare e portare la questione alla conoscenza del più ampio pubblico possibile. Venerdì sera l’appuntamento è stato al palazzetto dello sport di Montefiascone: ''Oltre ai cittadini hanno partecipato anche il sindaco e il consigliere regionale Daniele Sabatini. – ricorda Scoponi – Inoltre sono intervenuti il biologo Vincenzo Ferri e l’esperto di ambiente dell’Università di Monza Enzo Favoino. Con il loro supporto abbiamo cercato di fare il punto anche sui rischi ambientali che potrebbero sorgere a seguito della realizzazione dell’impianto''.

''Al momento, con gli elementi che abbiamo in mano, non è ben chiaro quali possano essere i rischi per la salute e per l’ambiente. – prosegue Scoponi – Il problema, se vogliamo, è proprio questo. Non abbiamo nessun tipo di sicurezza e di garanzia; sappiamo però che il pericolo di provocare danni irreparabili è concreto. Inoltre, secondo quanto sostenuto dagli esperti da noi interpellati, il trattamento dei fanghi dovrebbe essere sottoposto a un processo molto più elaborato di quello chimico attraverso l’utilizzo del cemento che avverrebbe in questo specifico caso. È una tematica questa estremamente delicata che andrebbe approfondita non solo a livello locale''.

Ma un altro problema, anch’esso di primaria importanza, riguarda la mancanza di una vera e propria normativa: ''Abbiamo chiesto alla Provincia di provvedere alla realizzazione di un regolamento che disciplini la possibilità di creare questi impianti perché questo genere di industria viene definita insalubre ma i pericoli per la salute sono molti più elevati. Inoltre – aggiunge Scoponi – in questo specifico caso si tratterebbe di realizzare l’impianto all’interno del centro abitato, cosa peraltro impensabile, ma se progetti di questo genere venissero realizzati, magari in futuro, anche un po’ più lontano dalle abitazioni, il problema resterebbe comunque. Ecco perché c’è la necessità che si arrivi alla creazione di una normativa''.

Ma la questione fanghi ha mostrato anche una grande partecipazione da parte della cittadinanza e un concreto interesse affinché si rispetti l’ambiente, la salute e il paese: ''Sono felice della risposta avuta dai miei concittadini. È fondamentale fare fronte comune in queste situazioni. Anzi, spero che riusciremo ad unire vari comitati anche di paesi diversi per collaborare, portare avanti la nostra battaglia e studiare un regolamento. L’unione e il confronto in questo caso è la nostra vera forza. Ora non ci resta che attendere la conferenza dei servizi in programma il prossimo 21 aprile. Siamo fiduciosi di poter ottenere ciò che vogliamo ma finché non sarà posta la parola fine noi proseguiremo sulla nostra linea'' conclude il giovane montefiasconese.

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