ANNO 16 n° 263
Stupro di gruppo, oggi forse la sentenza
A sei anni esatti dalla violenza oggi i giudici si riuniranno in camera di consiglio

VITERBO – Pineta comunale di Montalto di Castro. Notte fonda. Otto adolescenti abusano a turno di una coetanea. Anno: 2007.

A sei anni esatti dallo stupro di gruppo che sconvolse istituzioni e opinione pubblica viterbesi oggi, forse, la sentenza. Finalmente.

I giudici del Tribunale per i Minorenni di Roma si riuniranno in camera di consiglio per decidere se accogliere, e in quali termini, le richieste dell'accusa o, al contrario, quelle del collegio difensivo.

L'ultima udienza risale al 28 gennaio scorso, quando il pubblico ministero Carlo Paolella aveva chiesto la condanna a trentadue anni complessivi a carico degli otto ragazzi.

“Ad ognuno – aveva affermato – va inflitta la pena di quattro anni di reclusione”. Soltanto per uno degli otto imputati, che ha problemi di salute, il pm Paolella aveva chiesto una riduzione di pena.

Gli avvocati difensori, invece, hanno chiesto l'assoluzione perché “non ci fu violenza sessuale. Si trattò – hanno sostenuto – di otto rapporti consecutivi e consensuali”.

Lasciando volutamente da parte ogni commento su tali affermazioni, riportiamo invece le dichiarazioni della madre della ragazzina che, lo ricordiamo, all'epoca dei fatti aveva soltanto 15 anni.

“Non mi interessa che vengano condannati a 1 o 10 anni, mi basta che siano dichiarati colpevoli, così sarà dimostrato che mia figlia ha sempre detto la verità e che è stata ingiustamente sottoposta a linciaggio da parte degli stessi imputati e da chi è stato solidale con loro''. La donna ha aggiunto che la figlia ha vissuto anni d’inferno. “Le hanno dette di tutti i colori su di lei – ha sottolineato - , ma ora spero che le venga resa giustizia e che possa finalmente ritrovare un po’ di serenità”.

Vicina alla signora e alla vittima, fin dalla prime battute, l'ex consigliera di Parità di Palazzo Gentili Daniela Bizzarri.

“Auspico che gli autori di un delitto così grave – ha detto – vengano condannati. Capisco che quando hanno commesso il reato erano giovanissimi, ma non ci possono essere scusanti per chi stupra. Da madre – ha aggiunto – auguro loro di riuscire a ricostruirsi una vita dopo aver espiato l’eventuale pena. Ma prima devono pagare la loro colpa”.

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