ANNO 16 n° 263
Stupro di Montalto,
la lettera della ragazza
a Barbara d'Urso
19/09/2013 - 04:00

VITERBO – Quando la televisione serve a qualcosa. Una piccola cosa, d'accordo, soprattutto rispetto a quello che è accaduto sei anni fa, la tragedia dello stupro in quella pineta, e quello che è successo dopo, il tribunale, le polemiche, le cattiverie. Adesso, dopo che la violenza di gruppo di Montalto è approdata in diretta su Pomeriggio cinque, la ragazza – la vittima – è riuscita a tirare fuori da sé stessa delle parole. Dei pensieri. Emozioni e paure. La sofferenza, messa nero su bianco, scritta in caratteri maiuscoli, tre fogli di carta fitti fitti, punti esclamativi che sono come grida di dolore. Parole sottolineate, altre scritte più grandi, come urla di una ragazza alla quale hanno portato via l'adolescenza, forse la gioia di vivere, di sicuro non l'orgoglio. La lettera, indirizzata a Barbara D'Urso, è meglio di mille parole spese da giornalisti e avvocati, da giudici e da politici. E' una ragazza che parla, e sembra di sentire il suo cuore che batte forte. Nonostante tutto. Eccola, la lettera.

Cara Barbara,

Ti scrivo questa lettera perché dopo sei anni non voglio più stare zitta. Ho sopportato tanto, in tutto questo tempo: bugìe, cattiverie, insinuazioni, maldicenze, storie falsissime... Mi sono dovuta rinchiudere in casa perché dopo tutto quello che ho subìto mi sono ritrovata un paese contro, persone che neanche sapevano quello che dicevano, urlavano le loro verità, mentre nessuno ha ascoltato le mie.

La mia più cara amica mi ha voltato le spalle, mi ha pugnalato, e ad oggi non mi dò una spiegazione, non riesco a capire perché lo abbia fatto: ero sua sorella, come diceva lei. Mi ha trovata lei in quel maledetto bosco, che mi disperavo. Eppure l'ha fatto. Non sono più riuscita a fidarmi ciecamente di nessuno, non ci riesco, sono stata troppo male per anni.

Adesso loro hanno una vita, alcuni anche dei figli, io invece non ho nulla. Ero bravissima a scuola, e ciò mi rendeva orgogliosa anche nei confronti di mamma e papà. Be', purtroppo qualcuno ha deciso per me: da quel giorno non sono stata più in grado di fare nulla. La testa non c'era, non c'era più. Mi hanno devastata, sono cambiata, non mi riconosco più. Magari, se fossi stata consenziente come dicevano tutti non avrei sofferto così tanto. E vorrei dire a tutta quella gente che parlava senza sapere, a quegli avvocati che dicono che ho mollato perché ho raggiunto una 'maturità' maggiore, di tapparsi la bocca: io per loro non esisto più.

Ho deciso di non ricorrere in appello solo ed esclusivamente perché ero stanca, non riuscivo più a vivere, ad ogni udienza mi crollava il mondo addosso, la mia vita era distrutta, girava tutto intorno a quella notte. E poi, in sei maledetti anni, che giustizia ho ricevuto? Me lo spiegate, per favore? Tutto quello che hanno saputo fare è stato concedergli la prima messa in prova per poi revocarla, e poi ridargliela... Be', grazie. Ma chi ha fatto tutto questo male deve pagarla più cara di così.

Ecco perché la mia decisione è stata: basta! Non ne posso più. E se oggi ho deciso finalmente di urlare la mia verità, è perché ho trovato il coraggio e la forza di farlo. Per dire a quegli otto che mi fanno schifo, che pensassero fino in fondo a quello che hanno fatto, e che la prossima volta che gli viene in mente di fare del male a qualcuno capiscano immediatamente quello che stanno commettendo.

Perché la loro 'ragazzata' a me ha rovinato la vita. Nient'altro. Non ho nient'altro da aggiungere ho versato troppe lacrime e sprecato troppe parole intorno a questa storia. Ora io cercherò di rifarmi una vita, un'altra vita in cui questo brutto episodio deve diventare solo una parentesi lontana.

Con affetto

 

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